Nella città del Golfo in testa Peracchini. Grande arretramento del PD
Elezioni non scontate: la previsione che il rinnovo del consiglio comunale di La Spezia fosse denso di incertezze e foriero di sorprese, si è rivelata ben fondata. A giocarsi la poltrona di sindaco, domenica 25 giugno, saranno Pierluigi Peracchini, ex segretario provinciale della Cisl, inaspettato candidato del centrodestra, e Paolo Manfredini, erede designato, dopo una scelta lacerante, di Massimo Federici alla guida del Comune per conto del PD. L’elezione di domenica, al di là dell’esito del ballottaggio, segna la fine di un’epoca politica per il centrosinistra spezzino, che amministra la città dal 1971 e che si era abituato a vittorie debordanti.


Pochi numeri mostrano meglio di tante parole quanto accaduto: l’ex presidente del consiglio comunale Paolo Manfredini, 10.137 voti (25%) ha ottenuto meno della metà dei suffragi ottenuti nel 2012 da Massimo Federici: 21.448 voti e 52,5% con cui chiuse la partita al primo turno. Allora Federici era sostenuto da una ampia coalizione, sfaldatasi nel corso del tempo tra divergenze amministrative, fratture conseguenti alla linea politica nazionale del PD e, all’interno di questo, guerre correntizie dilanianti. I voti raccolti dagli altri due candidati di centrosinistra, Lorenzo Forcieri (3.176, pari al 9,19%) e Melley (3.190, cioè il 7,89%) se sommati a quelli di Manfredini, sono comunque ben lontani dal risultato di 5 anni fa. Neppure l’astensionismo può essere imputato di avere sottratto voti al centrosinistra, con una percentuale di votanti rimasta inalterata attorno al 55%. Il voto “rosso” (come qualcuno si ostina ancora a chiamarlo) si è disperso in mille rivoli. Parabola diametralmente opposta quella del centrodestra. Nel 2012 la sua candidata Fiammetta Chiarandini (che di fatto rappresentava il solo Pdl, perché la Lega andò in solitaria rimediando il 3.5%), raccolse poco meno del 16 per cento dei voti. Da allora, il centrodestra ha conquistato la Regione e diversi Comuni, ritrovando pure sotto l’egida di Giovanni Toti quell’unità che ha consentito a Peracchini di raddoppiare i voti di cinque anni fa conseguendo un 32.62%, (13.187 voti in totale) con il quale si presenterà in vantaggio di 3 mila voti rispetto al suo avversario. Il Movimento Cinque Stelle è andato male, come in tanti altri comuni. Più che un’illusoria crisi di consensi del M5S a livello politico nazionale sottolineata con superficialità da troppi osservatori, ha pesato anche nel Golfo l’incapacità del Movimento di selezionare un’adeguata leva di cittadini capaci di portare nelle piazze e nei consigli comunali proposte concrete sorrette da un accettabile livello di competenza che lasci da parte improvvisazioni e trovate estemporanee. Alla fine per Donatella Del Turco hanno votato 3.560 cittadini, l’8,8 per cento, quarta arrivata una spanna sotto Lorenzo Forcieri. Ed è proprio al politico di lungo corso sarzanese che si rivolge ora Manfredini, in cerca di voti per il ballottaggio, dichiaratosi pronto a interloquire con Forcieri e Melley pur di rovesciare l’esito di un’elezione in cui occorrerà fare poco affidamento sull’aritmetica. Già, perché congetturare travasi di voto “automatici” dopo un primo turno in cui le preferenze si sono distribuite su ben 26 liste, appare almeno azzardato. A maggior ragione se anche i partiti più radicati vedono il loro consenso fortemente eroso, come nel caso del PD, primo partito che stacca Forza Italia per 600 voti ma che ha visto passare in 5 anni il suo consenso da 10 mila a 5 mila settecento voti. Insomma, tra 15 giorni tutto può accadere e potrebbe essere proprio il voto dei grillini ad essere l’ago della bilancia nella scelta del prossimo sindaco. (Davide Tondani)



