Matteo Vinzoni cartografo

Rievocata a Sarzana la figura di Matteo Vinzoni abilissimo cartografo, ma nel contempo uomo dal carattere aspro, indisponibile a cedere alle richieste della moglie e della figlia

levantoSe noi oggi siamo in grado di farci un’idea dell’immagine settecentesca della Liguria, con le sue strade, le città ancora cinte di mura, la delizia dei giardini immersi nel paesaggio agrario collinare o rivierasco, lo dobbiamo alle carte topografiche di Matteo Vinzoni ricche di dettagli, di annotazioni, di spunti talvolta poetici, pur nello scopo principalmente militare o della vertenza confinaria delle rappresentazioni; fu il più celebre dei cartografi liguri e 302 sono le carte dell’Archivio di Stato di Genova, consultabili in rete grazie alla lungimirante gestione dell’Istituto, che portano la sua firma.
Era un profondo conoscitore della complessa politica del suo tempo e specialista di quei “Confini” che proteggevano il territorio della Repubblica dalle mire espansionistiche dei Savoia nel Ponente, degli Asburgo Lorena in Lunigiana, dove i feudi dei Malaspina interrompevano la continuità dei possedimenti granducali. Accurato ed attento disegnatore maturò nel tempo quel suo linguaggio espressivo, tecnico ed al tempo stesso descrittivo, che gli permetteva di restituire con fedeltà l’oggetto dell’indagine, dopo averlo rilevato e rappresentato prospetticamente sul posto da angolazioni diverse.

Una brillante e lunga carriera

Matteo Vinzoni, nacque a Levanto il 6 dicembre1690 dove morì il 12 agosto 1773. Era figlio di Donna Lucrezia, di Tommaso Manecchia di Sarzana e di Panfilio Vinzoni, Capitano Ingegnere della Serenissima esperto dei confini del Levante. Questi destinato alla sede di Levanto dal 1692 addestrò il figlio Matteo alla sua professione e nel 1697, all’età di sette anni, fu stipendiato dalla Repubblica per “stare appresso del Padre per essere istrutto in materia de’ confini di quelle notizie e pratica che ne ha il Padre”. Fin dalla più giovane età, quindi Matteo Vinzoni, iniziò ad occuparsi della rappresentazione del territorio visitando direttamente i luoghi, attingendo personalmente dalla realtà quelle informazioni che gli erano utili per dirimere controversie o tracciare confini. Le sue capacità professionali si perfezionarono alla Scuola degli Ingegneri militari della Repubblica che frequentò dal 1715.
Iniziò quindi la sua brillante carriera ricoprendo incarichi di rilievo sempre crescente di cui sono prova i due atlanti: la Pianta delle due Riviere della Serenissima Repubblica di Genova Divise Ne’ Commissariati di Sanità, 1722/23-1745 ed il Dominio della Serenissima Republica De Genova in terraferma consegnato nell’Agosto del 1773 pochi giorni prima della sua morte. Tra questi due capisaldi si svolge la vita di Matteo Vinzoni, quella familiare con i sei figli avuti da Francesca Gentili tra il 1721 ed il 1735, e quella di ingegnere militare della repubblica, ricca di fatti, anche avventurosi, che lo hanno visto percorrere in lungo e in largo tutto il territorio di Levante e di Ponente, come testimonia l’ingente carteggio conservato all’archivio di Stato di Genova. La sua presenza tra il 1727-28, il 1732-33, il 1760-61 è registrata anche a Groppoli dove, oltre al rilievo del feudo ed alla ricognizione delle terre contese con Villafranca per le esondazioni della Magra, ebbe la possibilità di esprimersi come architetto, negli edifici dei Brignole Sale, chiesa, villa e castello.
Nel 1770, probabilmente in contemporanea con l’ultimo atlante disegnò due carte della Lunigiana, una di queste raffigurante la Diocesi di Luni, è dedicata al Vescovo Lomellini e si trova nell’Archivio Vescovile di Sarzana che ne cura il restauro. Era corredata da una relazione esplicativa di cui esiste una copia all’archivio Storico del Comune di Sarzana, mentre dell’originale si erano perdute le tracce. Oggi grazie alla generosità di un privato questo manoscritto è stato recuperato all’interesse degli studiosi.

Fu tuttavia la frequentazione della scuola di Architettura militare, voluta dalla Repubblica di Genova, con lo scopo di formare un gruppo di periti cartografi propri, senza bisogno di rivolgersi a maestranze straniere più costose e meno affidabili sotto il profilo delle sensibili pratiche loro assegnate, ad apportare la prima maturazione del suo linguaggio espressivo. Matteo la frequentò dal 1715 forte dell’esperienza maturata con il padre, chiudendo una prima fase della sua esperienza, iniziata nel 1697, quando lo aveva assunto come aiuto, a stipendio della Repubblica di Genova per istruirlo nelle pratiche dei confini.
La Pianta delle due Riviere della Serenissima Repubblica di Genova Divise Ne’ Commissariati di Sanità, elaborata tra il 1723 ed 1759 è il primo dei monumentali atlanti, conservati alla Biblioteca Berio di Genova che, oltre alle carte legate a pratiche di diversa natura, il suo talento ci lascia. I disegni realizzati a penna abbandonano, in quel periodo, la tavolozza vivace delle prime vedute per la scelta quasi monocromatica del tratteggio non privo di fresca fantasia descrittiva, soprattutto nelle parti lontane dalla Riviera, rappresentate in prospettiva cavaliera a differenza del litorale, che per avere misure più rispondenti al vero, era raffigurato in pianta.
Una tecnica mista sia sotto il profilo cromatico che rappresentativo. Intorno agli anni cinquanta del secolo, senz’altro aiutato dal mutato gusto del periodo, più attento anche alle notazioni paesaggistiche, lo stile del cartografo riacquista la cromaticità adattandola alla rappresentazione in pianta, priva di curve di livello, che si affermeranno con l’epoca napoleonica, ma con gli sfumati delle parti in ombra per acquisire il rilievo necessario.
Arricchisce quindi le rappresentazioni con coltivazioni, filari, tessuti poderali, ghiaioni di fiumi, boschi, muri di confine planimetrie di villaggi ormai simili alle successive rappresentazioni catastali. Non mancano rose dei venti, cartigli accurati, scale grafiche elaborate all’interno di squadrature dallo spessore opportuno. Il sessantenne cartografo di quegli anni si faceva aiutare dal figlio ing. Panfilio, ormai ventenne, come lui aveva aiutato il padre: sono dovute a questa collaborazione sia le due carte di Sarzana e di Albenga ma anche, pur non sapendo in quale misura, le grandi tavole del secondo monumentale atlante consegnato al Serenissimo Pietro Francesco Grimaldi ed ai magistrati della Repubblica nel 1773 a pochi giorni dalla sua morte. Il Dominio della Serenissima Repubblica de Genova in Terraferma, ricompone in una tavolozza omogenea, di fondi acquarellati color tortora, elementi del paesaggio agro-naturalistico, di tutto il territorio governato dalla Superba: essi formano il contorno delle città, rappresentate in pianta con gli isolati in giallo, gli edifici religiosi e le fortificazioni in rosso, i giardini in verde.
Ricompaiono anche elementi del precedente atlante, figurine, scene marine, cartigli gonfiati dal vento, non più in bianco e nero ma a colori, e se il primo lavoro descriveva minutamente la Riviera questo elabora il territorio per intero riconsegnando, in una sintesi finale, tutto il lavoro di una vita.

Roberto Ghelfi

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