Alla crisi di identità per le province si aggiunge la carenza di finanziamenti

Divenute per legge “enti di secondo livello” sono state ripescate dal referendum

Intanto a Massa il presidente Lonrenzetti ha nominato suo vice il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi.

Palazzo Ducale a Massa, sede della Provincia
Palazzo Ducale a Massa, sede della Provincia

È il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi, il nuovo vice presidente della Provincia di Massa-Carrara. Grassi era stato eletto consigliere provinciale nella tornata elettorale del dicembre 2016 nella lista Centrosinistra per Massa-Carrara, che, uscita vincitrice dalle urne, si era aggiudicata la maggioranza dei seggi ed aveva espresso al vertice dell’ente il sindaco di Montignoso, Gianni Lorenzetti. E lo stesso Lorenzetti ha comunicato di aver assegnato la delega alle strade e viabilità a Carletto Marconi, sindaco di Bagnone, anche lui eletto consigliere per il Centrosinistra.
Le province, divenute “enti di secondo livello” con la Legge Delrio (la 56 del 2014), non hanno più un vertice eletto direttamente dai cittadini, ma un presidente ed un consiglio che scaturiscono dal voto dei componenti i consigli comunali e che non percepiscono, per tale incarico, ulteriori compensi. Si tratta di una situazione abnorme.
La legge 56 era stata approvata allorché si riteneva che l’abolizione delle province fosse un percorso tutto in discesa: si era inteso, così, attivare un iter che ne avrebbe svuotato le competenze e, con esse, i finanziamenti ed il personale. Una prospettiva che era stata colta al volo dal Ministero dell’Economia che, con la legge di stabilità 2015, ha fatto cassa, togliendo agli enti buona parte dei fondi che provenivano dallo Stato. Così, mentre non si facevano le norme attuative, destinate a ridistribuire le competenze e definire le regole per gli spostamenti del personale, gli euro a disposizione calavano vorticosamente e ci si trovava a gestire le classiche “quattro palanche”, insufficienti anche a far fronte all’ordinaria amministrazione.
Basta soffermarsi sui disagi registrati nelle aree del Paese dove si sono verificati fenomeni meteorologici classificati come “estremi”, ma che, probabilmente, tali non sono stati. Attorno al Gran Sasso o alla Maiella la neve è sempre caduta, ed anche abbondante! Ma questa volta non c’erano più i mezzi per far fronte forse neppure all’ordinario! Poniamoci una domanda (e la poniamo a Carletto Marconi, che, della nostra Provincia si è assunto l’onere più difficile): quanti sono, oggi, i cantonieri (una volta si chiamavano così) pronti a salire sugli spartineve non appena qualche fiocco di neve cominci a svolazzare nell’aria, per “aggredire” le strade provinciali e tenerle sgombre grazie al loro lavoro ed alla loro professionalità?
E, in tempi di esternalizzazione, quanti rosari (quanto meno metaforici…) sono recitati dagli amministratori delle province per impetrare l’assenza di nevicate, perché queste comporterebbero costi per il pagamento delle ditte chiamate a sgomberare le strade? Strade sulle quali occorre avere gomme da neve montate o catene a bordo, perché così si può viaggiare finché il manto nevoso si limita a pochi centimetri, quelli che bastano per determinare un concreto risparmio nell’azione di sgombero.
E, poi, le scuole. Competono tuttora alle province gli oneri per la gestione degli istituti superiori: edifici, ma anche arredamenti degli uffici amministrativi. Con parametri ben precisi (tanti metri quadrati e tanti metri cubi = tanti alunni).
Se andiamo a fare un giro nelle superiori della provincia si contano su poche mani le classi alloggiate in aule a norma rispetto a questi parametri, che pure sono legge. Fino a qualche tempo fa erano un’ottima occasione per “sdoppiare” le classi, ma oggi anche questo diventa difficile ed ecco che le aule più che pollai si fanno allevamenti intensivi: i soldi per l’ordinaria manutenzione non arrivano più, figuriamoci quelli per gli ampliamenti. E, “per fortuna”, il calo demografico determina calo delle iscrizioni.
Poi le province, che dovevano proprio sparire con la riforma costituzionale, dopo il referendum sono rinate a tutti gli effetti. Ed allora ha senso considerarle enti di secondo livello (dove la rappresentanza del corpo elettorale è un optional, dal momento che nascono da enti già eletti con sistema maggioritario) e continuare a mantenerle a stecchetto, per quanto concerne i finanziamenti? E, poi, si lascia che i cittadini si lamentino di inadempienze che, più che volute, sono dura necessità.

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