“Accompagnamento” dei conviventi è “rivoluzione nelle nostre parrocchie”

Amoris Laetitia: l’intervento di mons. Nunzio Galantino (Cei)

mons_Galantino“Essere famiglia per chi non crede più alla famiglia”. È questa, secondo monsignor Nunzio Galantino, una delle consegne che scaturiscono dall’Amoris Laetitia.
Parlando alle Figlie di Maria Ausiliatrice, il vescovo ha citato la sempre più diffusa “prassi della convivenza” che precede il matrimonio, a causa della “paura del per sempre”, ed ha esortato a chiedersi: “In quanti uomini e donne di questo tempo il sogno nuziale trova un’adeguata accoglienza e gli opportuni aiuti da parte della società civile e della stessa Chiesa?”.
Nei casi del matrimonio solo civile o della semplice convivenza, per Galantino “occorre saper osare, offrendo le linee per configurare il salto da una certa chiusura e applicazione meccanica delle norme, quindi di esclusione, a un atteggiamento di apertura e di integrazione”.
Per il segretario generale della Cei, “l’impressione è che, al momento, la comunità cristiana non è in grado di intercettare i suoi figli più giovani dopo la Cresima, che costituisce di fatto per molti il sacramento del ‘congedo’ dalla vita cristiana. Alcuni poi in parte tornano in parrocchia, ormai trentacinquenni, per chiedere, spesso dopo un lungo tempo di convivenza, il matrimonio. C’è un vuoto di accompagnamento pastorale da colmare”.
“Se è vero che i conviventi hanno reso pubblico il loro amore, ma nello stesso tempo hanno reso manifesti i loro dubbi e le paure nel vivere in pienezza quella relazione, come mostrare loro il sacramento delle  nozze come chiamata a libertà?”, si è chiesto Galantino, secondo il quale “la parola chiave è accompagnamento e chiede di spalancare le porte a una rivoluzione nelle nostre parrocchie”, da parte di una “Chiesa in uscita” capace di “andare  oltre i soliti recinti” e di “ridestare la nostalgia del sacramento in chi, attualmente, non ne avverte l’esigenza”.