Valori e punti fermi del magistero cattolico sul fine-vita

Presto in discussione alla Camera un disegno di legge sull’argomento

Camera dei Deputati
L’aula della Camera dei Deputati riunita in seduta

In questi giorni, è in discussione presso la Commissione Affari Sociali della Camera un disegno di legge riguardante “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”, che approderà alla discussione in Aula, con ogni probabilità, verso la fine di questo mese. Collegati alla fase del fine-vita ci sono temi particolarmente “sensibili” dal punto di vista etico che, da decenni ormai, impegnano anche il pensiero cattolico alla ricerca di strade moralmente giustificate e percorribili nelle scelte operative, sia da parte dei pazienti che degli operatori sanitari.
Al di là di slogan e frasi fatte, cosa ha veramente indicato su questo tema il magistero della Chiesa, per sostenere ed illuminare la coscienza? Negli ultimi settant’anni, sono quasi una decina i pronunciamenti principali che si sono occupati di questa tematica, a partire dal discorso di Pio XII, sul tema della “rianimazione”, per arrivare alle “Risposte a quesiti della conferenza episcopale statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali” da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2007.

Pur senza effettuare un’analisi approfondita, è possibile tentare di ricostruirne il messaggio di fondo e i punti fermi che lo sostengono.
L’essere in vita costituisce un bene primario, che merita di essere tutelato e promosso prima di tutti gli altri. Ma la vita fisica non è un bene “assoluto”, essendo anch’essa subordinata alla finalità ultima della persona: la pienezza della vita eterna. In questo quadro, l’essere in buona salute ovviamente rappresenta per la persona una condizione generalmente favorevole alla sua realizzazione e, in quanto tale, un bene utile e orientato alla finalità ultima dell’essere umano.
Ne deriva che ogni persona (e chi la cura) ha il diritto/dovere di intraprendere le cure necessarie per conservare, nei limiti del possibile, vita e salute. In una data situazione clinica, dunque, ciascuno ha il dovere di conservare la propria vita e salute mediante interventi clinicamente appropriati che per il paziente non devono comportare un pesante aggravio fisico o psicologico.
La nutrizione e idratazione artificiali in linea di principio sono presidi moralmente obbligatori; ma non si può escludere in assoluto che, nella data situazione clinica, esse risultino inefficaci nella loro funzione propria oppure di pesante aggravio psico-fisico per il paziente. In tal caso, cessano la loro obbligatorietà morale. Resta, invece, costante e netta la condanna morale di ogni atto finalizzato all’eutanasia (uso di un mezzo atto a provocare la morte, intenzione diretta di provocare anticipatamente la morte) e di ogni forma di suicidio assistito. Allo stesso modo, è eticamente riprovevole il cosiddetto “accanimento terapeutico”.
Da questi valori e punti fermi del Magistero cattolico si può ripartire, per ogni ulteriore riflessione e approfondimento, resi talora necessari dalla complessità dei casi clinici concreti, ciascuno peraltro espressione di una storia personale unica ed irripetibile.

M. C. – Agensir

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