Gli Statuti di Aulla dei Malaspina e dei Centurione

statuti_aulla_lapiIl Centro Aullese ha pubblicato il lavoro di Paolo Lapi. L’evoluzione della norma e gli effetti sul territorio e le comunità locali. L’analisi dell’organizzazione dei feudi malaspiniani

Ci sono dei documenti preziosi per chi si interessa di storia, ma che rischiano di restare ignoti a molti poiché ritenuti freddi, incapaci di soddisfare esigenze diverse da quelle di chi, cultore di legge, ad essi si approccia grazie alle sue specifiche competenze giuridiche. Paolo Lapi queste competenze le ha tutte: le ha maturate non soltanto con gli studi che lo hanno portato a conseguire la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Parma (dove è tuttora attivo quale cultore di storia del diritto italiano) e con la successiva attività che lo ha visto prima conseguire il “Lunigiana storica” e, poi, attivo nella Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi e nelle associazioni culturali lunigianesi, con la pubblicazione di saggi e con apprezzate conferenze su tematiche storico-giuridico-religiose. In questo contesto si colloca anche l’ultima sua fatica, il volume da poco nelle librerie pubblicato nell’ambito delle iniziative editoriali del Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi “Giulivo Ricci” dal titolo “Statuti di Aulla dei Malaspina e dei Centurione”.
Un volume di 325 pagine (oltre la metà dedicate a Documenti), di cui Lapi è curatore, con prefazione di Sergio Di Noto Marrella, docente di Storia del diritto italiano e di Esegesi delle fonti del Diritto italiano presso l’Ateneo parmense. È proprio Di Noto a dare la cifra del volume di Lapi, che, peraltro, si pone sulla scia di altre sue ricerche che, analogamente, hanno posto l’attenzione sugli Statuti medievali del territorio lunigianese: da Pontremoli a Bagnone. Gli “Studi sulle legislazioni particolari – si legge nella presentazione di Di Noto – sono fonte insostituibile di conoscenze dei vari contesti spazio-temporali: spie dell’evolversi di autonomie territoriali, corporative, collegiali, di residue libertates non soppresse benché sottoposte a continua erosione, espressione storica di un’alternativa di governo, ancor oggi dibattuta fra diritto generale (allora ‘comune’, oggi statale) e locale (allora ‘proprio’, oggi regionale o comunale)”.
Tutto questo emerge dal volume in libreria. Lapi non si è fermato ad una disquisizione, pur presente nel testo e per nulla di secondario valore, sulle caratteristiche formali di un corpus normativo che attraversa la storia aullese dal 1304 alla Rivoluzione francese, quando il Congresso Cispadano abolì i feudi imperiali in Lunigiana e dichiarò “perfettamente libere le popolazioni dianzi soggette a questo assurdo Governo”. Attraverso l’evolversi della norma è possibile scorgere gli effetti sul territorio e sulle comunità che lo hanno abitato delle diverse dominazioni succedutesi, nella fattispecie, ad Aulla e nella Media Lunigiana, con una precipua attenzione al ruolo dei Malaspina prima e dei Centurione poi.
In particolare, dall’analisi condotta da Lapi esce una inconsueta immagine dei primi: non tanto i disperati gestori di minuscoli feudi, tutti arrampicati ad un fico per goderne dei pochi frutti, ma un “consorzio” che, nei secoli, diede vita ad una norma unitaria, con la quale essi cercavano di guadagnarsi nelle singole realtà il consenso delle popolazioni, codificandone gli usi e ponendo anche limiti al loro potere signorile, per altro in perenne concorrenza con quello del Vescovo di Luni e con le esigenze delle specifiche comunità organizzate al loro interno. Da notare, infine, l’ampio corpus documentario, all’interno del quale il lettore che non si spaventi di una lingua ormai desueta può trovare interessanti filoni di ricerca o la soddisfazione di curiosità dalle quali possa venire una luce che rischiari un passato che ci appartiene.

(g.a.)

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