Studiare Latino e Greco per meglio affrontare le sfide della ricerca

Massa: se ne è parlato la scorsa settimana al Classico “Rossi”.
Le materie umanistiche nella scuola del futuro.

latino_grecoHa catalizzato l’attenzione di un folto pubblico il convegno “Perché e come studiare ancora Latino, Greco e le materie umanistiche nella scuola innovativa del futuro” svoltosi il 29 novembre nel Liceo Classico “Pellegrino Rossi” di Massa per iniziativa dello stesso istituto in collaborazione con l’UCIIM di Massa Carrara. Ad ascoltare gli interventi c’erano molti docenti di materie letterarie nelle scuole di Massa e Carrara, ma anche giovani e professionisti che il Classico hanno frequentato negli anni della formazione. Fra questi il Procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro che ha rammentato quali siano state le difficoltà da superare e l’impegno da dedicare allo studio del Latino e del Greco e quali gli apporti di tale studio alla sua formazione. Interessanti i dati emersi da un questionario per docenti e studenti somministrato presso il Liceo “Rossi” ed il Vescovile di Pontremoli.
C’è ancora spazio, in una società che esalta tecnologia e scientificità, per la cultura classica? E se sì, quali caratteristiche questa deve avere? E quale è la sfida che la scuola, in particolare il liceo classico, deve affrontare per traghettare la classicità nel futuro? Sono, queste, tutte domande alle quali ha cercato di dare risposte il convegno al “Pellegrino Rossi” di Massa e che ha visto relatori il prof. Mauro Tulli dell’Università di Pisa, la Dirigente e due docenti del Classico D’Oria di Genova (una scuola che sta cercando nuove strategie nell’ambito di un progetto nazionale che coinvolge diversi Classici) e il prof. Mario Messina, per anni ordinario di Latino e Greco al “Rossi”. Le suggestioni ed i motivi di riflessione non sono mancati e diversi li ha lanciati proprio il prof. Tulli, che oltre ad essere docente di Lingua e Letteratura greca nell’ateneo pisano è anche membro del Comitato Istituzionale dei Garanti per la Cultura Classica presso il MIUR. Tulli ha evidenziato come oggi sia assai difficile imparare le lingue classiche poiché manca per queste il conforto di una società in genere proiettata a proporre una formazione che – come negli USA – trova la propria giustificazione nello sviluppo del PIL. Ma una formazione seria, ha detto, è fatta di filosofia (da cui la coscienza dell’io), di letteratura (che dell’io scava la profondità) e di storia (che dell’io esplicita la ragione, il percorso). Da qui può derivare una seria comprensione del panorama sociale. Il Latino ed il Greco – ha aggiunto – non servono in sé, ma sono importanti nel contesto di una formazione umanistica che il nostro cervello non sa distinguere da quella scientifica, così che il tradurre da una lingua morta esalta le strutture cognitive che allenano alla ricerca. Tradurre, infatti, significa attivare quella capacità combinatoria che fa sì che da un testo possano uscire più traduzioni corrette, anche se diversificate per resa linguistica. È – ha concluso – questa la virtù del tradurre: è percorrere un cammino che comporta un grande sudore e che, poi, raggiunto l’obiettivo, fa sì che questo appaia davvero semplice. Più tecnici gli interventi della Dirigente del D’Oria Mariaurelia Viotti e delle docenti del medesimo Liceo Classico, Laura Cornero e Rossella Verri. Dalle loro parole è emersa la sfida che ogni giorno impegna in una prospettiva di ampliamento dell’offerta formativa e di rinnovamento delle metodologie quanti vivono l’esperienza di una scuola che – unica in Liguria – ha solo l’indirizzo classico. Infine l’appassionato intervento di Mario Messina ha teso a dimostrare quali siano i motivi che oggi rendono meno appetibile quella cultura classica che dovrebbe invece essere rivitalizzata per favorire il rafforzamento degli strumenti critici nelle giovani generazioni.

Giulio Armanini

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