Referendum: anche dalla nostra provincia il “no” alla monarchia

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Il riepilogo del voto nel Referendum del 2 giugno 1946 nella provincia di Massa Carrara

Fu un verdetto per la prima volta in Italia di vero suffragio universale perché votarono anche le donne. Il 2 giugno 1946 maschi e femmine che avevano compiuto 21 anni votarono sì o no alla Repubblica ed insieme elessero i membri per l’Assemblea Costituente, che sarà di 557 seggi, di cui soltanto 21 assegnati a donne; era il 7%, nonostante l’enorme loro contributo di pensiero, di atti di coraggio e di dolore che fece nascere la nostra Repubblica. La maggioranza dei voti andò alla Repubblica, che sarebbe rimasta pienamente vittoriosa, anche se si fosse adottato il discutibilissimo criterio, sostenuto con forza da qualcuno, di computare nel conteggio dei voti le schede nulle e quelle in bianco. I simboli per la scelta erano per Repubblica un profilo dell’Italia con la donna turrita e per monarchia la bandiera sabauda. Questi i risultati nella provincia di Massa Carrara: su 134.929 elettori aventi diritto, esercitarono il voto 112.530, l’83,40%, i voti riconosciuti validi furono 104.004, schede non valide 1.571, bianche 6.955 (insieme 8.526). La città in cui il Sì alla Repubblica stravinse (88,60%) fu Carrara che, con Ravenna, risultò la più repubblicana in Italia. Per la Repubblica in provincia i voti furono 77.914 (74,91%), per la monarchia 26.090 (25,09%). Nella sezione dell’Archivio di Stato della SS.Annunziata c’è un faldone relativo solo al Comune di Pontremoli dal quale risulta l’esito del referendum: i votanti nelle 12 sezioni furono 8.914, di cui 4.156 maschi e 4.758 femmine, le schede bianche 760. Scelsero la Repubblica in 4.988. la monarchia in 3.078. A Grondola sarebbe stata intitolata la prima piazza della Repubblica in Italia: lo ricorda la targa fatta subito affiggere da Emilio Fenocchi. Non era stato facile fare l’elenco degli elettori: si creava nella storia un evento nuovo, senza termini di riferimento perché, dalla nascita dell’Italia unita, prima il voto era stato censitario, riservato a pochissimi ricchi, divenne universale ma solo maschile con la riforma elettorale del 1912, era stato spodestato dalle elezioni farsa col partito unico fascista. Nello stendere un elenco degli elettori aggiornato e preciso bisognava inserire le donne, cancellare gli emigrati, i morti e dispersi, gli esclusi per condanne penali.

M. L.S.

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