Le speranze del rilancio per le Terme di Equi

Dopo l’acquisto degli impianti da parte del Comune di Fivizzano

L'impianto termale ad Equi
L’impianto termale ad Equi

Torniamo sulla notizia, già annunciata la scorsa settimana, dell’acquisto da parte del Consiglio comunale di Fivizzano, con un voto unanime dei consiglieri, degli impianti termali di Equi. I 495mila euro deliberati consentiranno di onorare gli impegni debitori sottoscritti nel concordato col Tribunale e di allontanare lo spettro del fallimento, che avrebbe inferto un colpo mortale all’attività termale, con disastrose conseguenze sull’occupazione diretta – una quindicina di persone – e indotta per alberghi, ristoranti, bar… e non solo di Equi. L’operazione salvataggio (che si potrebbe definire di riappropriazione di un bene a suo tempo “ceduto”) azzera, di fatto, il passato – che ha vissuto anche momenti felici – ed ha, quindi, il merito di permette di ripartire senza l’incubo di essere inseguiti dai creditori; nello stesso tempo, obbliga i futuri amministratori a guadagnarsi, d’ora in poi, il “pane”, cioè a chiudere le annate con “bilanci virtuosi”. Chi saranno i gestori di tutta l’attività termale, chi darà gambe al piano aziendale obbligatorio della ricostruzione, tenuto conto che non potrà certo essere il Comune a farlo? È presto per dirlo perché il nuovo management – sia esso un privato, una cooperativa, una società – dovrà essere individuato attraverso un regolare bando, stando, almeno, ai si dice. L’unica certezza è la volontà dichiarata del sindaco Paolo Grassi di chiamare a raccolta tutti i gruppi consigliari per stendere insieme le linee guida del nuovo progetto di rilancio termale. La ripartenza, insomma, si prospetta impegnativa, forse più difficile della scommessa dell’ing. Carlo Tonelli, quando nel 1894 iniziò a costruire lo stabilimento termale per “scopi terapeutici”. L’impianto era davvero bello, con due piscine, quella ellittica per gli uomini, quella rettangolare per le donne, l’albergo Radium (l’attuale, a proposito, è rimasto fuori dall’intervento del Comune e, probabilmente, scivolerà nelle pratiche fallimentari), le strutture per le inalazioni, i bagni caldi con le vasche scavate in un blocco unico di marmo, parzialmente decorato e molto altro. Queste ultime, quando nel 1982 finì la gestione della famiglia Tonelli, perché le figlie dell’ingegnere – le “signorine”, così erano dette – cedettero lo stabilimento al Comune, furono trasformate in fioriere. Solo un esempio per dare l’idea delle profonde modifiche e ristrutturazioni che il vecchio impianto ha subito negli anni. La gestione, esercitata attraverso una società per azioni che aveva visto l’adesione delle Istituzioni lunigianesi e provinciali, compresi alcuni comuni, e di qualche privato – pochi, in verità: il pacchetto maggioritario delle azioni era detenuto dal Comune di Fivizzano -, per un lungo periodo diede buoni frutti ed Equi fu ufficialmente individuato quale terzo polo turistico della provincia, anche perché in un fazzoletto di terra si trovano concentrate attrattive tali da renderlo unico: terme, grotte, ambiente, musei come la Tecchia, Geolab. Che cosa, pertanto, ha portato le Terme sull’orlo del fallimento e il paese di Equi ad un progressivo degrado – non c’è più nemmeno un bar – nonostante il buon numero di visitatori alle grotte e al Geolab e di utenti alle Terme? C’è chi parla di investimenti mal indirizzati (rispetto ai vincoli della concessione dei fondi europei, ad esempio), chi di qualche spreco, chi della mancanza di una viabilità decente (tirando in ballo la variante di Gragnola o la strada Monzone–Carrara, chiusa da anni nei pressi di Marciaso), chi la collocazione di Equi, che la natura ha posto con le sue bellezze in una valle chiusa, non di transito. Starà ai nuovi gestori capire ed agire di conseguenza, con le giuste professionalità, per far fruttare il “tesoretto Equi”, alla luce anche dei risultati dei lunghi monitoraggi e dei recenti studi del CNR di Pisa, che hanno definito una volta per tutte le caratteristiche e le proprietà delle acque e delle possibili loro utilizzazioni terapeutiche, “per giovare agli ammalati”, come diceva l’ing. Tonelli. L’impegno finanziario della Comunità, motivato, giustamente, dalla necessità di intervenire con un mutuo per cause di forza maggiore, fra tutte quelle occupazionali e patrimoniali, è stato grande. Non può essere vanificato.

Andreino Fabiani

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