“Il fiume” di Marco Lodoli, inconsueto viaggio tra l’umanità nascosta della Roma di oggi

47lodoliMarco Lodoli (Roma 1956) è scrittore di lungo corso che da dieci anni a questa parte (secondo una sua affermazione in una recente intervista) a partire dal 1990 con “I fannulloni” ha composto un ciclo di dieci romanzi, una sorta di mille e una notte, di cui questo “Il fiume” (Edizioni Einaudi pagg.101 euro 14,50) costituisce la chiusura.
Alessandro è un padre separato che vede il figlio di dieci anni Damiano una volta la settimana. Secondo una logica abitudinaria il tutto consiste quasi sempre in una partita a tennis al circolo con seguente passeggiata lungo le sponde del Tevere. Solo che questa volta si rischia una tragedia: il ragazzino cade sporgendosi dalla sponda e sprofonda nella melma senza che il padre irrigidito dallo spavento riesca a muoversi per aiutarlo, sarà uno sconosciuto a tuffarsi per salvarlo, uno dei tanti frequentatori di quei luoghi che in genere appartengono alla stravagante umanità che li abita e vive sotto i ponti; questi dopo aver effettuato il salvataggio si dilegua senza proferire parola.
Alessandro vergognandosi vorrebbe allontanarsi dimenticando quanto è accaduto ma Damiano lo obbliga a ritrovare il suo salvatore per ringraziarlo. Comincia una ricerca attraverso la città per seguire labili indizi che possano portare al ritrovamento dello sconosciuto.
È un viaggio che attraversa Roma da una parte all’altra e porta al contatto con una umanità al limite della irrealtà, medici clandestini, vagabondi minacciosi, malavitosi e papponi, prostitute e nobili in decadenza costituiscono tappe di un viaggio al limite dell’allucinante in cui in alcuni momenti la realtà sembra mutarsi in un sogno o in un incubo. Il culmine sembra arrivare quando nel viaggio si troveranno in un piccolo circo condotto da zingari dove si appronta uno spettacolo notturno per un bambino cieco e dove Alessandro dovrà addirittura esibirsi.
Tra una tappa e l’altra mentre il bambino dorme in macchina e la madre preoccupata li insegue al telefono al limite di una giustificata apprensione il padre riflette su quanto sta accadendo accorgendosi che il ritrovamento dello sconosciuto diventa qualcosa di più e di diverso rispetto all’obbiettivo primario, forse questo viaggio non è solo ciò che sembra ma attraverso il mistero, le sorprese, gli incontri si manifesta l’occasione per una finalmente definitiva ricerca di una risposta alla nostra ragione di essere al mondo.
Come sempre in Lodoli la scrittura procede in maniera elegante ma sopratutto essenziale e la costruzione drammatica impostata sui ritmi di un noir ci porta in tutt’altre possibili conclusioni.

Ariodante Roberto Petacco

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