La totale originalità di Dante, poeta verso Dio

47danteA Pontremoli la lezione di Marco Santagata. L’iniziativa, promossa dal Liceo Vescovile, si è svolta nel teatro della Rosa alla presenza del vescovo diocesano mons. Santucci, del vescovo di Volterra mons. Silvani e di mons. Binini

Alla presenza dei vescovi Santucci, Binini, Silvani e del sindaco Lucia Baracchini il preside Antonio Costantino Pietrocola ha introdotto l’incontro culturale del 9 dicembre ricordando due gesti coi quali Paolo VI onorò Dante, riconoscendo che nel poema sacro l’essenza poetica è ispirata dalla fede: filosofia e teologia fanno compiere a Dante un itinerario che si conclude in Dio e che è poesia pura. Richiamando l’Itinerarium mentis in Deum di San Bonaventura Serena Pagani dell’Università di Pisa CLSD ha evidenziato più recenti studi sui rapporti di Dante col pensiero bonaventuriano, in passato oscurati dalla predominanza delle basi tomistiche (E. Gilson). In Dante la ragione si incontra con la grazia e con la teologia e questo legame è forza creativa e poetica della Commedia. Bonaventura arriva a Dio con la mente, Dante in modo concreto con tutto il suo corpo, soffre dei tormenti dell’Inferno, è orante nel Purgatorio com’om che torna a la perduta strada, raggiunge la beatitudine del Paradiso per gradi di luce e di contemplazione della bellezza dell’universo mosso da Dio con celestiali armonie. Liturgie fiorentine nel Paradiso terrestre la lezione che il prof. Santagata ha affrontato con indagine degli ultimi sei canti del Purgatorio, densi di simboli, allegorie, percezioni. Dopo la dura salita del Purgatorio, luogo del “non più e non ancora”, Dante giunge sognando al Paradiso terrestre, vede una divina foresta spessa e viva, abitata da augeletti, mossa da un’aura senza mutamento. Al di là del Lete appare Matelda, la bella donna che va cantando e scegliendo fior da fiore. Viene avanti una processione di significato simbolico sulla storia della Chiesa. Sul carro appare velata Beatrice che mortifica Dante per aver tradito le virtù acquisite nella vita nova: il poeta piange pentito e sviene, si immerge nel Lete purificatore e nell’Eunoè le cui acque confermano nel bene. C’è rottura tra fisica terrestre e fisica ultraterrena alla quale si aderisce per fede. Santagata legge i sei canti finali del Purgatorio come liturgia dei sacramenti di battesimo, cresima, eucaristia, che Dante aggancia a sue esperienze personali. L’immersione nelle acque dell’Eden rimandano al battesimo nel suo bel San Giovanni. Seguendo gli spostamenti nel Paradiso terrestre dei fiumi, che piegano ad angolo retto e il cambio di direzione dell’andare di Matelda e di Dante, Santagata vede analogia con le liturgie battesimali a Firenze: i catecumeni entravano dalla porta a Nord, cosparsi d’acqua benedetta, confermati nella fede (come Gesù confermato Messia sul Giordano). Dalla vasca procedevano verso Est in linea coassiale con l’altare della cattedrale dove si celebrava l’eucarestia: è un significato religioso del luogo da attraversare per tornare alla perfezione persa con la colpa originale, redenta dal sacrificio eucaristico. Dante, investito del compito di profeta da Beatrice, in nome di Dio condanna la Chiesa simoniaca, esiliata ad Avignone: l’allegoria è il carro che si trasforma nel mostro turpe dell’Apocalisse. Il riferimento autobiografico all’incidente della rottura di un pozzetto battesimale in San Giovanni (Inf., XIX, 16-21) si lega alla profezia di Geremia sulla distruzione di Gerusalemme. Dante, fatto cristiano in quel Battistero, potrà rigenerare se stesso e Firenze e ricevervi il cappello di poeta, vinta la crudeltà del lungo esilio e dei lupi che divoravano la città con discordie, fatto degno della gloria dalla totale originalità creativa di ogni parte del poema sacro.

Maria Luisa Simoncelli