Ad Aulla un’immagine della Madonna della Misericordia di Savona

È raffigurata in un altare in San Caprasio. La vollero i Centurione, banchieri genovesi

Madonna Misericordia Aulla
L’immagine marmorea della Madonna della Misericordia conservata nella chiesa di San Caprasio in Aulla

Quando avvenne, secondo la tradizione, la miracolosa apparizione della Madonna al contadino savonese Antonio Botta, era il 18 marzo 1536 e la Vergine chiese penitenza e digiuno, ottenendo ascolto dal vescovo di Savona e dal popolo. Ben diversa la posizione della Repubblica di Genova che, attraverso il podestà Baldassarre Doria, tentò di negare le apparizioni, ma alla fine la devozione si impose in modo travolgente, sul filo delle parole pronunciate dalla Madonna nell’ultimo messaggio: “Misericordia, figlio, voglio ”. Pochi anni dopo l’apparizione i Centurione, banchieri genovesi imparentati con la famiglia di Andrea Doria, acquistarono il feudo di Aulla e in occasione dei grandi lavori di restauro e trasformazione in veste barocca della chiesa abbaziale, voluti da Cosimo, l’altar maggiore fu impreziosito con tre formelle raffiguranti , accanto a San Michele ( del quale esisteva una grande tela), la Madonna della Misericordia di Savona e quella del Rosario. Oggi la formella di marmo è stata ricomposta nell’ambone della chiesa: un piccolo cartiglio retto da un angelo ne consente l’identificazione, anche se da sempre era stata confusa con quella della Madonna della Guardia. Nella chiesa di Aulla nel corso dei secoli la dispersione delle memorie è stata singolare: la tela raffigurante san Michele è stata tagliata ( ne resta un brano col calzare di un bel colore celeste) e ridipinta sul retro con un battesimo di Gesù. Allo stesso modo il “sacrarium” nel quale venivano bruciati gli oli crismali vecchi, ricordato in una delle prime visite pastorali, è riemerso solo di recente. La formella della Madonna di Savona faceva parte di un ricco arredo liturgico in marmo, quasi tutto disperso con la guerra, del quale restano anche due belle statue d’altare che il padre francescano palleronese Venanzio Belloni, critico d’arte che ha studiato i capolavori della chiesa della Nunziata di Genova, attribuì a Daniele Solaro, scultore allievo del grande Pierre Puget, attivo a Genova proprio negli anni degli interventi sulla chiesa di Aulla. Il repertorio dei marmi seicenteschi di Aulla, compreso il pregevole busto di Cosimo Centurione, aspetta ancora, assieme si superstiti eleganti stucchi che coronano l’abside, uno studio specifico che valorizzi quel grande cantiere strutturale e artistico che interessò il rifacimento della pavimentazione, delle tombe ed anche la costruzione della grande volta in pietra: tale fu l’impegno che su un architrave, ritrovato di recente, a conclusione dei lavori furono incise la data 1666 e le parole “Commodo et ornamento”.

Riccardo Boggi