Con la fine dell’estate e il rientro al lavoro o sui banchi di scuola è naturale avvertire un senso di stanchezza e affaticamento, provando come unico desiderio quello di prendersi un anno sabbatico per staccare da tutto e dormire; Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh definisce alla perfezione questa sensazione, oggi così comune a molti.
Il romanzo racconta l’ibernazione narcotica di una giovane donna, assistita e persino incoraggiata da una delle peggiori psichiatre della storia.
La protagonista ha tutto: è giovane, attraente, da poco laureata alla Columbia e vive nell’Upper East Side di Manhattan grazie a una cospicua eredità. Eppure, dentro di sé avverte un vuoto incolmabile che va ben oltre la perdita prematura dei genitori o la relazione tossica con il fidanzato finanziere.
Depressa e priva di aspettative sul futuro, decide di licenziarsi dalla galleria d’arte in cui lavora, convincendosi che l’unica via di salvezza sia dormire per un anno intero. Un sonno indotto dai farmaci per anestetizzare ogni sentimento e, forse, rinascere e guarire.
Nonostante la brevità del romanzo – appena 230 pagine -, l’autrice riesce a tratteggiare in modo nitido il carattere freddo ed egocentrico della protagonista. La lettura si muove così su un doppio binario: da un lato suscita un forte senso di angoscia, dall’altro si rivela scaltra e tagliente grazie a un lucido umorismo nero, perfetto per mettere a nudo il vuoto della società newyorkese dell’epoca.
L’ibernazione farmacologica della protagonista diventa un’allegoria disperata e affascinante al tempo stesso: una riflessione profonda sul dolore, sul trauma e sull’ossessivo bisogno di rinascita, ma anche una critica a come la routine quotidiana finisca per renderci schiavi di noi stessi.
Anche lo stile di scrittura riflette da vicino la psicologia del personaggio, riuscendo a trasmettere al lettore un’efficace e avvolgente sensazione di annebbiamento mentale. Consiglio questo libro a chi non ha timore della protagonista senza nome assai fastidiosa, apatica, privilegiata ed egoista, a chi si trova in un periodo di saturazione o a chi cerca un romanzo d’atmosfera ed esplorazione psicologica.
“Prendevo più di una decina di farmaci al giorno, ma era tutto molto controllato, pensavo, tutto alla luce del sole. Volevo solo dormire di continuo. Quello era il mio piano. – Non sono mica tossica – le avevo detto sulla difensiva. – Voglio solo prendermi un po’ di tempo per me stessa. Questo è il mio anno di riposo ed oblio.-”
Emma Tarantola



