“Chourmo. Il cuore di Marsiglia”, città che vive di tutti quelli che ci hanno vissuto

Un Classico per l’Estate

Un libro da riscoprire, abbastanza “estivo”, ma anche abbastanza attuale? Ovvero adatto a questi tempi bui di guerre, rigurgiti fascisti, razzismi mai sopiti e integrazione sempre lontana? La risposta perfetta è “Chourmo. Il cuore di Marsiglia”, uscito in Francia esattamente 30 anni fa, di Jean Claude Izzo, autore di culto sebbene mai diventato mainstream e scomparso troppo presto.
In estrema sintesi: è il secondo capitolo della trilogia iniziata con “Casino Totale” (uscito nel 1995) che ha come protagonista Fabio Montale, marsigliese di origini italiane, ex poliziotto che torna a Marsiglia per ritirarsi a vivere seguendo il ritmo lento del mare, pescare, sedere al bar con gli amici davanti a un pastis e gustare la cucina provenzale della vecchia Honorine.
La quiete che prova a costruirsi è interrotta dall’arrivo improvviso della cugina Gelou, preoccupata per la scomparsa del figlio, Guitou. Montale si ritrova così coinvolto in un ulteriore caso, che lo porterà ad indagare (senza divisa) tra gli interessi mafiosi del porto della città, gli ambienti razzisti del Fronte Nazionale e i traffici d’armi degli integralisti islamici.
“Chourmo” è un romanzo noir, con tutta la suspence e i colpi di scena che caratterizzano questo genere letterario, ma il noir è solo un pretesto per parlare d’altro: dell’animo umano e dei rapporti tra le persone, di integrazione e razzismo, di speranza e rassegnazione, di cosa è progressista e cosa no. E ovviamente di Marsiglia, la città in cui Izzo ha sempre vissuto.
Una meravigliosa città portuale affacciata sul Mediterraneo, con una luce ed un mare blu che abbagliano, meticcia e incontro di culture, ma anche crocevia del traffico di stupefacenti e, già agli inizi degli anni ’90, alle prese con problemi di integrazione, incapace di dare prospettive ai nuovi cittadini soprattutto adolescenti delle sue periferie.
Non a caso il libro è dedicato “alla memoria di Ibrahim Ali, ucciso il 24 febbraio del 1995 nei Quartieri Nord di Marsiglia da degli attacchini del Front National”. Con una prosa asciutta, cinica e malinconica, Izzo attraverso il protagonista Montale, “meraviglioso perdente” (come lo ha definito qualcuno), popolare e progressista, ci ricorda, pur di fronte alla consapevolezza della probabile sconfitta, di non smettere di schierarci al fianco dei più deboli, senza perdere mai empatia e umanità.
La strada da seguire è sintetizzata già nel titolo spiegato in uno dei passaggi più celebri del libro: “Chourmo, in provenzale, significa la ciurma, i rematori della galera. A Marsiglia, le galere, le conoscevamo bene. Per finirci dentro non c’era bisogno, come due secoli fa, di aver ucciso il padre o la madre. No, oggi bastava essere giovane, immigrato o non.
Il fan-club dei Massilia Sound System, il gruppo di raggamuffin più scatenato che ci sia, aveva ripreso quell’espressione. Da allora, il chourmo era diventato un gruppo di incontro e supporto di fan. […] Ma non era questo lo scopo del chourmo.
Lo scopo era che la gente si incontrasse. Si ‘immischiasse’ come si dice a Marsiglia. Degli affari degli altri e viceversa. Esisteva uno spirito chourmo. Non eri di un quartiere o di una cité. Eri chourmo. Nella stessa galera, a remare! Per uscirne fuori. Insieme”. Un invito a immischiarsi e incontrarsi per superare diffidenze e paure che vale ancora di più per l’Europa e per l’Italia di oggi.
Perché, per usare ancora le parole di Izzo, una città, un paese “vive di tutti quelli che ci hanno vissuto”, sudato, faticato, sperato ed “il suo futuro appartiene a coloro che arrivano. Mai a quelli che partono”.

Chiara Filippi