Non è politica, è annuncio del Vangelo
L'immagine pubblicata dal presidente Donald Trump in cui viene raffigurato come un "guaritore"
L’immagine pubblicata dal presidente Donald Trump in cui viene raffigurato come un “guaritore”

“Non ho paura dell’amministrazione Trump. Non sono un politico. Il mio messaggio è sempre lo stesso: la pace”. E’ la risposta di Papa Leone ai giornalisti che lo accompagnano nel viaggio in Africa. Poco prima Trump aveva pubblicato un post nel quale compariva come un Gesù guaritore attorniato da bandiera americana, infermiera, uccelli, aerei, soldati. Il “santino” era accompagnato invettive di vario genere: Papa Leone è “debole sul crimine”, “terribile in politica estera”.

I riferimenti erano alla lotta all’immigrazione (secondo Trump lotta alla criminalità) e all’intervento in Iran (siccome Papa Leone ha criticato il progetto di sterminare in una notte la civiltà iraniana è amico di chi con la bomba nucleare vuole annientare l’umanità). Da parte sua il Papa aveva gridato, durante la veglia di preghiera in San Pietro, sabato scorso, “basta con la guerra, basta con l’idolatria del potere”. “Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, Principe della Pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi sgancia bombe”. Nella stessa veglia, seguita in diretta da parrocchie e diocesi negli Stati Uniti, ha denunciato il “delirio di onnipotenza che diventa sempre più imprevedibile e aggressivo intorno a noi” e si è rivolto ai governanti: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”.

Papa Leone XIV all’Angelus di domenica 8 marzo (Foto Vatican Media/SIR)

Probabilmente a Trump quelle parole, risuonate nelle case dei cattolici americani, non sono piaciute, come sicuramente non è piaciuta l’intervista di tre cardinali in uno dei programmi più seguiti negli Usa. Le sue dichiarazioni hanno contribuito non poco ad alzare l’allerta circa le possibili ulteriori scelte. Sono anche il segno di una crisi in situazioni che fino a ieri sembravano consolidate e inarrestabili. Trump sembrava invincibile. Ha tentato di travolgere tutte le organizzazioni di garanzia (iniziando dall’Onu), ha creduto di poter fare il bello e il brutto tempo spadroneggiando con l’uso della forza e del denaro (Groenlandia e dazi). Oggi si trova probabilmente in un brutto stato di frustrazione. Anche l’attacco al Papa ha tutta l’aria di un tentativo disperato di raccogliere le forze di fronte ad un nuovo “nemico”.

Il risultato è che si è aggiunta una nuova sconfitta dopo quelle subite nelle elezioni in Canada, in Australia, in Ungheria. Il macello che si sta producendo nella guerra all’Iran è sotto gli occhi di tutti. Restano le vittorie in Venezuela(?), a Gaza, in Cisgiordania, in Libano… più che vittorie sono tragedie. E molti cominciano a prendere le distanze. L’unico amico di peso è Netanyahu! Alla scomposta e volgare provocazione di Trump c’è la risposta composta, e pacata di Leone. “Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”. Il Papa non è un politico: è il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo

Giovanni Barbieri