L’insegnamento della Geografia a scuola rischia l’insignificanza

I nuovi quadri orari degli istituti tecnici prevedono un’ulteriore riduzione della Geografia a scuola dopo i tagli del 2010. Mentre negli altri indirizzi la materia è scomparsa o ridotta al minimo

Foto Siciliani – Gennari/SIR

Forse è un po’ antipatico affermarlo da parte di chi li ha organizzati, ma i Campionati Italiani della Geografia 2026 sono stati un successo: 2.600 studenti, 139 scuole di 69 province e 19 regioni, una scuola italiana all’estero (Atene), 50 cittadini di ogni età, cultori della materia, si sono collegati a SOS Geografia per rispondere a 300 quesiti, suddivisi in 12 blocchi tematici, inerenti gli strumenti della geografia, la geografia fisica e umana, la difesa dell’ambiente, l’energia, le carte mute, i diritti umani, la geopolitica, la mobilità sostenibile, la storia delle esplorazioni e le bandiere. A ciò vanno aggiunti ben 25 video prodotti sul tema “Perché è importante la Geografia”.
Il mio auspicio è che i numeri, ma soprattutto le competenze, le conoscenze, la passione, l’entusiasmo dimostrati dai partecipanti non siano stati un impegno infruttuoso e facciano riflettere il Ministro dell’Istruzione, che con il Decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 sul riordino dei quadri orari degli istituti tecnici, ha proceduto ad un ulteriore ridimensionamento orario di una disciplina già negletta.
Nell’istituto tecnico economico, a partire dal prossimo anno, la Geografia perderà la sua identità, già martoriata dalla riforma Gelmini 2010. Al primo biennio erano presenti sei ore settimanali (tre in prima e tre in seconda) di Geografia d’ispirazione economica. Nei nuovi quadri orari predisposti dal ministro Valditara al primo anno sono previsti due insegnamenti di un’ora ciascuno denominati “geografia” (afferente all’ambito storico) e “geografia economica”.
Al secondo anno sono presenti due ore di “geografia economica”: una riduzione a 4 ore e una frammentazione che si accompagnano ad una sorte ancora peggiore prevista per l’indirizzo turistico. In questo settore verrà eliminato l’insegnamento di sei ore (due per ciascun anno) di geografia turistica nel triennio.
Al biennio, stesso schema dell’indirizzo economico (ma la materia si chiamerà “geografia turistica”). Le ore settimanali passeranno dunque da 12 a 4. A ciò occorre aggiungere che nei licei, nei professionali o in indirizzi tecnici come il nautico la Geografia è già ridotta al lumicino se non praticamente scomparsa e spesso insegnata da docenti non specialisti.
La riforma Valditara è il colpo di grazia all’unica materia scolastica che aiuta a distinguere ciò che è vicino e ciò che è lontano, a leggere lo spazio come un insieme di relazioni e non come un semplice punto su una mappa, a collocare processi storici e culturali nel contesto della complessità.
È un colossale errore privare gli studenti italiani, di una disciplina che li aiuta ad interpretare il mondo, le sue interdipendenze ambientali, economiche e politiche. Mai come oggi gli uomini e le società sono stati così interconnessi e proprio la Geografia permette una conoscenza adeguata della Terra, che ci piaccia o no, sempre più globalizzata.
A queste si associano anche considerazione di ordine strategico e di opportunità. Un Governo così giustamente attento alle questioni economiche, come può pensare di inibire ai ragazzi italiani lo studio delle dinamiche economiche e geopolitiche mondiali, indebolendo, peraltro, la loro formazione culturale e tecnica?
Senza una profonda cultura geografica, una classe dirigente rischia di prendere decisioni economiche alla cieca, ignorando i vincoli fisici e le opportunità spaziali del mercato globale. È questo che si vuole per il futuro dell’Italia?

Riccardo Canesi