L’umanità e il rapporto con lo spazio terrestre: storia e attualità  della Geografia

Dall’antica Grecia ai tempi moderni l’evoluzione della Geografia ha segnato il progresso umano e la capacità dell’uomo di interpretare il mondo, le civiltà e i loro processi. Una lezione da riprendere in un tempo in cui la geografia scompare dai programmi di apprendimento

La storia della Geografia non è solo la storia di “dove si trovano le cose”, ma di come l’umanità ha interpretato il proprio posto nel mondo, interpretando lo spazio terrestre passando da fini pratici e mitologici a una disciplina scientifica complessa.
I pensatori che prima ancora della nascita della filosofia pensavano il mondo – i “presocratici” – erano chiamati da Strabone “geografi”. Essi sottolineavano l’unità razionale di tutte le cose, rifiutavano le spiegazioni mitologiche del mondo e ritenevano che descrivere la Terra non consistesse solo nel fare solo descrizioni cartografiche, come fino ad allora avveniva, ma anche comprendere i processi dinamici della Terra.
In un’epoca in cui mito e realtà sfumavano l’uno nell’altro, i presocratici furono i primi a tentare di spiegare la forma e la posizione del mondo attraverso la ragione e l’osservazione. Ad Anassimandro, considerato il vero fondatore della Geografia scientifica, viene attribuita la realizzazione della prima carta del mondo abitato (l’Ecumene), un cilindro sospeso al centro dell’universo, in equilibrio perché equidistante da ogni cosa.

Anassimandro

Ecateo perfezionò il lavoro di Anassimandro nella Periegesi, in cui descrisse le coste del Mediterraneo, dividendo il mondo in due grandi continenti: Europa e Asia (che includeva l’Africa). Il passaggio dalla percezione sensoriale alla deduzione matematica e alla logica segnò una svolta.
I pitagorici furono tra i primi a sostenere la sfericità della Terra. Questa intuizione fisica, ma anche estetica – la sfera era la forma perfetta – introdusse il concetto di zone climatiche e di antipodi. Parmenide propose una divisione della terra in cinque zone termiche: due polari gelide, due temperate e una torrida equatoriale. Talete sostenne che la Terra galleggiasse sull’acqua e spiegava i terremoti come il rollio del “disco terrestre” sulle onde dell’oceano primordiale.
Eraclito e Senofane si interessarono ai cambiamenti geologici. Senofane, osservando fossili di conchiglie e pesci, intuì i cicli di trasformazione della superficie terrestre. Eratostene, il primo a coniare il termine “Geografia”, calcolò la circonferenza della Terra con un errore minimo. Tolomeo introdusse i concetti di latitudine e longitudine, gettando le basi per la cartografia dei successivi 1500 anni. Grazie alla Geografia, nata come una branca della filosofia naturale per capire “di cosa è fatto il mondo”, i Greci capirono prima “com’è fatto il mondo”.
Nel Medioevo, mentre nel mondo islamico, studiosi come Al-Idrisi sviluppavano una cartografia avanzata e raccoglievano conoscenze empiriche, in Europa la Geografia diventa più simbolica e religiosa. Un esempio sono le mappe T-O, quelle che rappresentano sempre il mar Mediterraneo a forma di T che divide i tre continenti Asia, Africa ed Europa, tutti circondati da un grande oceano, la O. In queste mappe il Nord non è quasi mai in alto.
L’orientamento predominante era l’Est (Oriente) in alto, poiché si credeva che il Paradiso Terrestre si trovasse a Oriente, posizionando l’Asia in alto, l’Europa in basso a sinistra e l’Africa in basso a destra.  Il Rinascimento e le grandi scoperte geografiche ribaltarono tutto. Con Colombo, Vasco da Gama e Magellano, la Geografia abbandonò le visioni teologiche e divenne una questione di Stato e di profitto. Servivano mappe precise per navigare gli oceani.

Alexander von Humboldt

Nel 1569, Gerardo Kremer, detto Mercatore, creò la famosa proiezione, fondamentale per i naviganti perché permetteva di tracciare rotte in linea retta, nonostante la curvatura terrestre. In quest’epoca, grazie all’osservazione diretta si svilupparono la cartografia moderna e la Geografia nautica, i cui prodotti, seppur con qualche limite dettato dalla ragion di Stato, vengono condivisi.
E’ nell’età Moderna e con l’Illuminismo che la Geografia si strutturò come disciplina autonoma, entra nelle Università e smette di essere solo “descrizione”, con la nascita della Geografia umana moderna. Il suo fondatore è considerato Alexander von Humboldt, che introdusse lo studio delle interconnessioni tra clima, vegetazione e attività umana.
Karl Ritter, contemporaneamente, si concentrò invece sulla relazione tra l’ambiente fisico e lo sviluppo delle civiltà, portando una visione più antropocentrica.
Nel Novecento la disciplina si frammentò in specializzazioni sempre più profonde, come quella tra Determinismo e Possibilismo: è l’ambiente a determinare il destino dei popoli (Friedrich Ratzel) o è l’uomo ad avere la libertà di scegliere come adattarvisi (Paul Vidal de la Blache)?
Con la Rivoluzione Quantitativa, negli anni ‘60, la Geografia comincia ad usare modelli matematici e statistici per prevedere flussi migratori e urbanizzazione. Oggi la Geografia moderna è digitale. Grazie ai GIS (Geographic Information Systems) e ai dati satellitari, non studiamo più solo “dove”, ma “perché” i fenomeni – il cambiamento climatico, la geopolitica, l’economia globale – accadono in tempo reale.

Riccardo Canesi