
L’avvicinarsi della data del referendum sulla giustizia, fissato al 22 e 23 marzo, porta con sé le ultime battute di una campagna elettorale dai toni particolarmente infervorati. Al di là delle opinioni nel merito della riforma sulla quale siamo chiamati ad esprimerci, quella che urge primariamente è una riflessione ponderata sull’importanza del voto come espressione personale di una volontà politica, e sulle peculiarità che l’istituto referendario riveste nel sistema politico italiano.
Il referendum è infatti uno dei pochi istituti di democrazia diretta presenti nel nostro ordinamento. Per quanto riguarda quello di tipo confermativo, come è la consultazione prossima, i padri costituenti decisero di inserirlo nella Costituzione per dare ai cittadini uno strumento di tutela e di conferma rispetto a leggi già approvate dal Parlamento che sarebbero andate a modificare la Carta costituzionale. Nel contesto politico odierno il rischio però è che anche questa importante modalità che gli elettori hanno per farsi sentire subisca gli effetti della generale disaffezione verso la politica. L’idea che il proprio voto non sia efficace e quindi sostanzialmente inutile è la manifestazione più critica del distacco tra l’elettorato e le forze politiche: astenersi dal voto significa anche rinunciare alla possibilità di incidere sul corso delle scelte collettive.

Per avere un’idea si può riportare l’esempio dell’ultimo referendum confermativo, che si tenne nel settembre 2020: pur riguardando un tema sentito dagli elettori, ossia la riduzione del numero dei parlamentari, vide poco più della metà degli elettori recarsi alle urne. Questa considerazione assume poi un rilievo fondamentale se si tiene conto che il referendum di tipo confermativo non prevede il raggiungimento di un quorum minimo di votanti affinché la consultazione sia considerata valida. Ogni singolo voto può dunque essere fondamentale nel costituire una maggioranza a favore dell’una o dell’altra opzione di voto.
Il referendum, anche in un ordinamento come quello italiano nel quale costituisce una misura eccezionale, mette al centro gli elettori e la loro volontà. Una maggiore consapevolezza dell’importanza che questo strumento può rivestire nel processo democratico, sempre tenendo presenti i limiti e le forme stabiliti nella Costituzione, può quindi essere di aiuto nel far sì che le persone si riavvicinino alla politica e più in generale alla vita pubblica. La democrazia vive e si rafforza soltanto se i cittadini scelgono di esercitarla: recarsi alle urne è la scelta più evidente e più giusta per dimostrare che quei diritti che sono scritti nella nostra Costituzione, che faticosamente abbiamo conquistato e di cui celebriamo quest’anno gli ottant’anni, sono ciò che ci rende cittadini consapevoli e responsabili.
Mattia Moscatelli



