Francesco, sole che sorge sulla Chiesa e sul mondo

Tra Assisi, Gubbio e La Verna: i luoghi del Poverello. Per entrare nel paesaggio francescano ci facciamo accompagnare per mano da Dante Alighieri che nel canto XI del Paradiso racconta la vita di san Francesco con parole straordinarie

Assici Basilica superiore: Dante incontra San Francesco

Nel cammino che conduce al giubileo degli ottocento anni dalla morte di san Francesco, tornare ai luoghi della sua vita significa riscoprire non solo una storia ma uno spirito che continua a parlare anche oggi.
Assisi, Gubbio, La Verna: nomi familiari a molti, legati a episodi celebri della vita del Poverello ma soprattutto a un modo nuovo e radicale di vivere il Vangelo.
Per entrare in questo paesaggio francescano possiamo farci accompagnare quasi per mano da quello che è, per eccellenza, il nostro grande poeta: Dante Alighieri.
Nel canto XI del Paradiso egli racconta la vita di san Francesco con parole straordinarie. È significativo che a tessere l’elogio del santo di Assisi sia san Domenico, fondatore dell’ordine domenicano – l’altro grande ordine mendicante nato nel Medioevo accanto ai francescani. Dante mette così in scena una sorta di reciproca stima tra i due carismi della Chiesa: nel canto successivo, infatti, sarà un francescano a lodare Domenico.

Assisi, la Basilica Superiore (da Wikipedia)

Non è solo un dettaglio letterario. Alcuni commentatori hanno visto proprio nei due grandi ordini mendicanti – francescani e domenicani – una possibile risposta alla celebre profezia del “veltro” dell’Inferno, quella figura misteriosa che dovrebbe venire a sanare i mali morali e politici del mondo.
In questa prospettiva Dante guarderebbe ai nuovi movimenti evangelici del suo tempo come a una forza capace di rinnovare la Chiesa e la società. Ed è proprio raccontando la vita di san Francesco che Dante comincia dal suo paesaggio, quasi indicando al lettore dove tutto ha avuto origine.
Nei versi iniziali del canto XI traccia una piccola mappa dell’Umbria: “Tra Tupino e l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa d’alto monte pende”. Con pochi tratti il poeta colloca la nascita di Francesco tra Assisi e Gubbio, il cui monte è ricordato come il “colle eletto dal beato Ubaldo”, il santo patrono della città.

Veduta della Verna in un particolare dell’affresco con le Stimmate di di Domenico Ghirlandaio “San Francesco d’Assisi riceve le stimmate” Firenze, Santa Trinita, Cappella Sassetti

In questo scenario Dante colloca l’inizio della vicenda francescana. Subito dopo aggiunge una delle immagini più luminose dell’intera Commedia: “Di questa costa, là dov’ella frange più sua rattezza, nacque al mondo un sole”. Per il Poeta, Francesco è come un sole che sorge sulla Chiesa e sul mondo.
In un tempo difficile, segnato da divisioni e ricchezze eccessive, la sua vita evangelica diventa una luce nuova. Seguire oggi i luoghi francescani dell’Umbria significa quasi entrare dentro queste terzine.
Assisi è naturalmente il cuore di tutto. Qui Francesco nacque, qui maturò la sua conversione e qui volle essere sepolto. Poco fuori dalle mura si trova la Porziuncola, la piccola chiesa che egli restaurò con le proprie mani e che divenne il primo centro della fraternità francescana.
Oggi è custodita nella grande basilica di Santa Maria degli Angeli, ma conserva ancora la semplicità delle origini. Proprio qui Francesco ottenne il dono del Perdono di Assisi – celebrato ogni 2 agosto, segno della sua fiducia infinita nella misericordia di Dio.
Sulle pendici del monte Subasio, a nord di Assisi, si trova invece l’Eremo delle Carceri. Il nome può sorprendere ma indica un luogo di ritiro e di silenzio. Francesco e i suoi primi compagni vi salivano per pregare e vivere momenti di solitudine. Ancora oggi il luogo conserva una pace particolare: alberi antichi, grotte, piccoli sentieri che invitano alla contemplazione.

Giotto, “Predica agli uccelli” (1295 circa). Assisi, Basilica Superiore

Tra le città ricordate indirettamente anche da Dante troviamo Gubbio, legata a uno degli episodi più noti della vita del santo: quello del lupo. Francesco non affronta l’animale con la forza ma con la parola e con la fiducia, riuscendo a ristabilire la pace tra il lupo e gli abitanti della città.
È un racconto semplice ma profondamente evangelico, che parla di riconciliazione e di fraternità. Ma Francesco non rimase mai fermo in un solo luogo. La sua predicazione lo portò a viaggiare molto, attraverso l’Italia e anche oltre. Dante ricorda uno degli episodi più coraggiosi della sua vita: l’incontro con il Sultano d’Egitto durante le crociate. Francesco attraversa il campo di battaglia “disarmato” per annunciare il Vangelo e testimoniare la pace. Così il poeta racconta quel gesto.Il viaggio missionario mostra quanto il suo orizzonte fosse già universale, aperto non solo all’Italia ma al mondo.

Santuario della Verna in Casentino

Il cammino ideale sui luoghi francescani conduce poi a La Verna, tra le foreste del Casentino. Qui Francesco si ritirava per lunghi periodi di preghiera. Questo santuario si trova in Toscana, oggi nel territorio della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.
È qui che, nel 1224, ricevette le stimmate, segno della sua profonda unione con Cristo crocifisso. Dante ricorda questo momento con parole intense: “Nel crudo sasso intra Tevero et Arno, da Cristo prese l’ultimo sigillo che le sue membra due anni portarno”. Il poeta vede nelle stimmate quasi il sigillo finale della vita di Francesco, il segno visibile di un amore vissuto fino in fondo.
Assisi, Gubbio, La Verna: tre luoghi diversi ma uniti dallo stesso filo spirituale. Percorrerli oggi significa ritrovare quella semplicità, quella fraternità e quella fiducia nel Vangelo che hanno fatto di Francesco, come aveva intuito Dante, un vero sole capace di illuminare i secoli. Fabio Venturini