Si rinnova il tempo dell’attesa verso la Pasqua. Un percorso che non è nostalgia del passato, ma un invito ancora attuale alla fermata e all’introspezione, in un cammino dove le tradizioni si intersecano con un invito sempre nuovo: camminare verso una vita nuova

La Quaresima è un periodo liturgico molto significativo perché prepara la vita del cristiano a celebrare la Pasqua, festa per eccellenza della nostra fede. Il termine “quaresima” rimanda ad un numero che nella Bibbia indica passaggi, soglie, attese feconde.
Quaranta sono i giorni di digiuno e preghiera di Gesù nel deserto, quaranta sono gli anni di cammino degli Ebrei verso la Terra Promessa, quaranta sono i giorni di preghiera di Mosè sul Monte Sinai (da dove scenderà ricevendo la Torah, la Legge e i comandamenti scritti dal dito di Dio sulle tavole di pietra), quaranta sono i giorni del diluvio universale, quaranta ancora saranno i giorni che separano la Pasqua dall’Ascensione, fine simbolica della presenza fisica di Gesù sulla terra.
La Quaresima nasce così: come un tempo per rallentare, per fare spazio e per riscoprire ciò che davvero conta. Ma la Quaresima può essere anche intesa come un tempo “ad quaerere Deum”, cioè per cercare Dio.
Pur non essendo questa l’etimologia del termine, questa immagine ne coglie il nucleo più autentico: un periodo dedicato alla conversione del cuore e al rimettere ordine nella propria vita. Il cammino quaresimale si è aperto con un gesto antico e sobrio: l’imposizione delle ceneri. Segno che affonda le radici nella Bibbia e nella prassi penitenziale dei primi secoli cristiani, quando chi aveva commesso colpe gravi iniziava il percorso di riconciliazione cospargendosi il capo di cenere.
Con il tempo questo gesto si è esteso a tutta la comunità cristiana come invito alla conversione personale. Le formule usate nel rito sono cambiate nei secoli: dal “ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” all’invito più evangelico “convertiti e credi al Vangelo”. Tale segno rimane un forte richiamo alla fragilità umana e alla possibilità di rinnovamento. Sotto questo gesto si intravedono echi più antichi: la cenere come simbolo di purificazione, presente in molte culture legate ai cicli della terra e alla consapevolezza della precarietà della vita.

La Quaresima segue – in modo naturale – il Carnevale, tempo di eccessi, balli e maschere. Nella tradizione popolare questo passaggio viene rappresentato con l’immagine di una vecchia donna vestita di nero e priva di ornamenti, talvolta chiamata “vedova di Carnevale”. Essa è simbolo di sobrietà e esempio di quanto la “rinuncia” prende il posto della festa. In questo contesto, il digiuno e l’astinenza dalle carni che non sono prescrizioni puramente dietetiche.
Secondo la tradizione della Chiesa cattolica, essa è pratica penitenziale che aiuta a “mettere ordine nei desideri”, a vincere l’abbandono agli istinti ed a orientare la vita verso Dio e il prossimo. Non si tratta di cenni alla quantità o alla qualità del cibo quanto di imparare a rinunciare a ciò che distrae dalla relazione con gli altri e con Dio.
Nel contesto contemporaneo, segnato da corse quotidiane, fretta e urgenza di performance, la Quaresima propone ancora un tempo di pausa consapevole: non un insieme di proibizioni, ma uno spazio per creare maggiore libertà interiore, per accogliere il “momento favorevole” alla riconciliazione, alla carità e alla crescita spirituale.

Tra gli elementi più antichi e suggestivi della tradizione quaresimale ci sono le “stazioni” quaresimali. Fin dai primi secoli a Roma, i cristiani si riunivano ogni giorno in una chiesa diversa per la celebrazione eucaristica: un itinerario spirituale attraverso la città che trasformava lo spazio urbano in luogo di preghiera e incontro. Le stationes erano gesti comunitari: il popolo camminava insieme, sostava, pregava sulle tombe dei santi e dei primi martiri.

Questa dimensione del cammino è la stessa che si propone con la “pia pratica” della Via Crucis dei venerdì di Quaresima e nelle varie processioni quaresimali che, specialmente nelle regioni meridionali, indicano il linguaggio del rito che sottolinea dolore, attesa e speranza.
La Quaresima dunque non è nostalgia di un “passato” né un elenco di regole da sopportare bensì un invito a guardare dentro di sé, ad accogliere la conversione come “esercizio di libertà e di amore”.
In un mondo che corre, la Quaresima propone ancora all’uomo moderno di restare. Propone di fermarsi, di ascoltare e camminare insieme. E, come con le antiche stazioni quaresimali, ricorda ai cristiani che la fede non è un percorso solitario ma un cammino condiviso, passo dopo passo, verso una Pasqua che non è solo una data sul calendario, ma una promessa di vita nuova, la vita del Signore Risorto, la gioia senza fine.
Fabio Venturini



