Nel borgo lunigianese un pomeriggio a confronto con un passato lontano e un presente tutto da vivere

Il piccolo ma vivace borgo lunigianese di Apella lo conosciamo incastonato in uno dei panorami più affascinanti dell’Appennino, svettante sulla valle del Taverone, a 700 metri di altitudine.
Ma c’è stato un tempo, milioni di anni fa, nel quale anche questo territorio altro non era che il fondale di quel paleo-oceano ligure piemontese che circa 250 milioni di anni fa è stato coinvolto nel processo di collisione delle placche tettoniche che ha portato al processo di formazione delle catene montuose.
E altri milioni di anni dopo si è trovato proiettato verso il cielo anche il territorio dove oggi ci è familiare il profilo del borgo e della torre di Apella. Ed ecco allora che l’occhio esperto può riconoscervi tracce di quel lontano passato da fondale marino.
Se ne è parlato sabato scorso, 21 febbraio, proprio nel borgo che ha dato i natali a Biagio ed Anacarsi Nardi, grazie all’iniziativa dall’Associazione Mineralogica Pontebosio che ha proposto prima la visita guidata per l’osservazione di alcune testimonianze di un passato così lontano esistenti in paese, poi il convegno dal titolo “Dai fondali oceanici ai castagneti. Quanto Apella era mare”.
Una conferenza partecipata, ospitata negli accoglienti spazi dell’Agriturismo Montagna Verde che ha visto gli interventi del presidene dell’Associazione, il geologo Mario Lazzerini Denchi, e della geologa reggiana Alessandra Curotti, che lavora anche nell’ambito delle attività del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano.
Introdotta e moderata dal dott. Alcide Baldassini, la conferenza ha accompagnato i tanti presenti nel lungo e complesso percorso di formazione della Terra e dei continenti così come oggi ci sono familiari, focalizzando l’attenzione anche su quei “reperti” del tutto particolari che sono la prova di come anche il territorio della Lunigiana sia emerso dal mare.
Si tratta del “Flisch ad Elmintoidi”, una pietra che affiora in molte aree dell’Appennino e in particolare nella zona di Apella, dove corre la così detta “faglia di Compione” che corre parallela alla linea del crinale e divide da un lato il Flisch (roccia sedimentaria composta da arenaria e argilla o marna) e le Arenarie più dure e consistenti come il macigno.
E gli Elmintoidi? Come è stato mostrato dal dott. Mario Lazzerini Denchi sia nell’escursione che nel convegno, si tratta delle tracce lasciate sulla sabbia del fondale marino da misteriosi organismi milioni di anni fa, vere e proprie piste del loro passaggio. Una teoria, visto che non sono stati trovati resti fossili degli autori di questi tortuosi percorsi, ma la più accreditata.
L’occhio attento dell’escursionista sarà in grado di cogliere la presenza di questi disegni, dalla forma articolata, spesso vagamente a spirale, in numerose realtà dell’Appennino lunigianese: oltre ad Apella sono stati citati i casi di Torsana e dei Tornini.
Affioramenti di Flisch che raggiungono grandi dimensioni fino a diventare vere e proprie pareti dalle altezze e dall’aspetto spettacolare, come si trovano in particolare nelle valli emiliane. Territorio ben noto alla dott.ssa Alessandra Curotti impegnata nella promozione e nella valorizzazione di importanti presenze ambientali nel territorio emiliano in generale e reggiano in particolare.
Prima di tutto dei Geositi, luoghi dove si può leggere la storia della Terra, aree tutelate e presenti un po’ in tutta Italia ma che la sola Emilia Romagna ne può vantare ben 193. Un’area, quella reggiana, che tra le tante peculiarità può vantare due vere e proprie star: la notissima Pietra di Bismantova (emersa in epoche lontanissime da un mare poco profondo) e i Gessi Triassici posti fra Castelnuovo nei Monti e Villa Minozzo, che si affacciano sul corso del Secchia e sono patrimonio dell’Umanità dal 2023.
Un patrimonio nel quale non sono ancora potuti rientrare purtroppo i ben noti e forse ancora più spettacolari Gessi Triassici di Sassalbo: la loro candidatura, infatti, non è stata presa in considerazione in quanto l’area dove sono collocati non possiede le necessarie tutele ambientali.
Ora il Comune di Fivizzano è corso ai ripari per recuperare il ritardo e ha presentato ufficialmente la domanda perché siano inseriti all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino, primo passo per ottenere questo importante quanto meritato riconoscimento.
L’interessante pomeriggio ad Apella si è concluso con una apprezzata cena a tema preparata e servita dallo staff di “Montagna Verde”.
Paolo Bissoli



