Berceto, etnografia di un paese montano

Presentato a Pontremoli il libro dell’antropologa Maria Molinari “Appennini migranti”

Panorama di Berceto negli anni Cinquanta

Il nostro Appennino è un territorio che cambia a seconda dello sguardo di chi lo osserva e che può acquisire un significato e un valore diverso a secondo della prospettiva con cui lo si guarda.
Si è incentrato su questo concetto l’interessante conferenza dell’antropologa Maria Molinari, che partendo dal suo libro “Appennini migranti. Etnografia di un paese montano” ha affrontato una riflessione su come sia mutato (dando origine dalla situazione sul suo borgo natio e di residenza di Berceto) nel corso dei decenni il rapporto tra l’uomo e la montagna, tra i piccoli paesi dell’Appennino e la migrazione.
Un convegno che si è tenuto al birrificio “Birra del Moro” nell’ambito degli incontri che il gruppo degli Start Worker organizzano una volta al mese su diverse tematiche.
Inevitabilmente la Molinari, nella sua introduzione, ha ricordato l’evoluzione demografica dei paesi montani appenninici, la cui sorte è stata similare lungo tutti i borghi che animano la catena montuosa.
Quindi una forte crescita demografica fino agli anni ’20 del Novecento. Una tenuta tra le due guerre e poi un crollo deciso a partire dagli anni ’50 – ’60, con i giovani che andavano via per studiare e per trovare un impiego.
Tutto questo fino al 2000, poi la parabola continua a scendere anche se in maniera meno drastica, con una lieve controtendenza che si sta materializzando in questi ultimi anni, con i piccoli borghi montani che si stanno piano piano ripopolando. Anche se si tratta di un fenomeno ancora temporaneo e da decifrare nella sua complessità.
Merito di una migrazione di ritorno, con giovani che hanno scelto di tornare nelle terre dei loro avi, ma anche per l’arrivo dei migranti di altri paesi. Proprio l’arrivo di queste nuove tipologie di persone ha mutato lo sguardo e la percezione del territorio che si trasforma a secondo del senso che gli viene attribuito.
Un ampio ventaglio interpretativo, che invita a considerare il mondo non più come un insieme di realtà statiche e separate l’un l’altra da confini netti e impermeabili ma, al contrario, come un’entità che sfuma in un perenne cambiamento.
È il risultato di contaminazioni culturali; di incontri, scontri, condivisione, scambi; partenze, arrivi e restanze. “Basti pensare – ha ricordato la Molinari – che al di là dell’immagine pubblicitaria che ci viene proposta, molti dei lavoratori per la produzione del Parmigiano Reggiano sono dello Sri Lanka”.
Dimostrazione di come le tradizioni di un territorio possono sopravvivere sulle spalle di chi non è nativo del territorio ma ne è divenuto membro nel corso degli anni. Quindi per provare comprendere in profondità un luogo non è sufficiente accontentarsi degli aspetti più evidenti e magari folkloristici “narrazione – evidenzia Molinari – che spesso forniamo noi stessi per le perché strategie turistiche” ma è necessario interpretare la complessità socio culturali del territorio che lo caratterizzano e lo modellano.
La serata si è conclusa con la lettura di alcune interviste che la Molinari ha realizzato per testimoniare il ricordo di Berceto da chi lo aveva lasciato per motivi di lavoro e chi invece ha scelto di venirci a vivere negli ultimi anni.

(Riccardo Sordi)