Dallo sport lezione di pace e di rispetto

“In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”. è la sintesi drammatica di Leone XIV sulle vicende che oggi più che mai rendono infelici le sorti di gran parte dell’umanità.

Papa Leone XIV (Foto Vatican Media/SIR)

Il Papa lo scrive in una Lettera sui valori dello sport diffusa in occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali, in corso a Milano e Cortina d’Ampezzo fino al 22 febbraio, e dei XIV Giochi Paralimpici, che si svolgeranno, nelle stesse località, dal 6 al 15 marzo.

Ucraina, Iran, Russia, Venezuela, Minneapolis, Sudan, Torino, Milano… non c’è molta pace in questo povero mondo. Non si riesce più neppure a godersi le piccole gioie che possono nascere da successi sportivi. C’è la guerra fatta di bombe, morti, distruzioni; c’è la guerra fatta di manifestazioni legittime che vengono infangate da violenze di vario genere, c’è la guerra delle parole, soprattutto nei talk show, troppo spesso incendiarie, tese non ad affermare la verità, ma ad affermare la propria verità, quella che porta acqua al proprio mulino (non raramente vuol dire anche stipendio) e taccia gli altri di essere cattivi maestri.

La lettera si presenta subito con un titolo sorprendente: “La vita in abbondanza”, una citazione tratta dalla parabola del Buon Pastore, di quel Gesù che da’ la vita per le sue pecore… In un orizzonte dove la vita è così difficile, il Papa non ha paura di richiamare i grandi valori della vita, e di invitare alla tregua olimpica, al silenzio delle armi. I profeti di solito sono inascoltati, ma perché l’umanità non diventi veramente un deserto di egoismi, di prevaricazioni, di spregio dei diritti degli Stati e delle persone, è necessario che continuino ad alzare la voce, a gridare la pace perché essa è l’esigenza profonda di ogni persona. E dietro la voce dei profeti apparentemente inutili c’è sempre chi prende in mano la fiaccola della speranza.

Emblema olimpico per i XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 (Foto AFP/SIR)
Emblema olimpico per i XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 (Foto AFP/SIR)

Nella Lettera lo sport diventa una metafora della vita. “Vincere non è semplicemente primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso compiuto, della disciplina, dell’impegno condiviso. Perdere, a sua volta, non coincide con il fallimento della persona, ma può diventare una scuola di verità e di umiltà. Lo sport educa così a una comprensione più profonda della vita, nella quale il successo non è mai definitivo e la caduta non è mai l’ultima parola. Accettare la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza significa imparare a stare nella realtà con maturità, riconoscendo i propri limiti e le proprie possibilità”. Evitando il culto dell’immagine e della prestazione

“È urgente riaffermare una cura integrale della persona umana, nella quale il benessere fisico non sia disgiunto dall’equilibrio interiore, dalla responsabilità etica e dall’apertura agli altri”. La vita in abbondanza indica alcune strade di pace.

Giovanni Barbieri