Intervista a don Maurizio Iandolo, vicario pastorale diocesano, sulla sospensione degli uffici di padrino e madrina

A gennaio è stato promulgato il decreto vescovile di proroga della sospensione, per tre anni, dell’ufficio di padrino e madrina nel Battesimo, nella Confermazione, nonchè nell’Iniziazione cristiana degli adulti. “Nella diocesi – si legge – è stato avviato il processo di sperimentazione di un nuovo percorso di Iniziazione cristiana, più rispondente alle esigenze spirituali e culturali del nostro tempo”.
Su questo il vicario per la pastorale, don Maurizio Iandolo, interviene per alcune precisazioni e proposte operative.
“Riconosco pienamente che la nostra Diocesi ha avviato un processo di sperimentazione di un nuovo percorso di Iniziazione Cristiana per rispondere alle esigenze spirituali e culturali del nostro tempo, nel solco del Magistero, delle indicazioni della Cei e del cammino sinodale della Chiesa Italiana – spiega – e questo rappresenta un’opportunità preziosa per rinnovare la prassi pastorale e adeguarla alle mutate condizioni sociali e culturali”.
“Tuttavia – continua don Iandolo – è doveroso considerare anche le conseguenze pratiche e pastorali,, in particolare quelle che riguardano la sospensione dell’ufficio di padrino e madrina”.

Di quali conseguenze stiamo parlando?
“La proroga della sospensione per un ulteriore triennio presenta alcune problematiche. Anzitutto, nelle nostre comunità sono presenti diverse persone idonee e desiderose di assumere l’ufficio di padrino o madrina. Non appare pastoralmente opportuno che questi fedeli debbano sperimentare l’assenza da due sacramenti in cui la figura del padrino/madrina riveste un ruolo non solo simbolico, ma anche formativo e di accompagnamento nella fede. La loro presenza è prevista dal Codice di Diritto Canonico (cann. 872-874 per il Battesimo; can. 892 per la Confermazione) e dal Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti. Una sospensione prolungata potrebbe indebolire la percezione del valore di questo ministero ecclesiale”.

Inoltre?
“In secondo luogo, come Papa Francesco ci insegnava nell’Esortazione Apostolica ‘Amoris Laetitia’, è fondamentale valorizzare il dono del discernimento da parte dei sacerdoti e dei parroci nelle Chiese parrocchiali. Un decreto che sospende in modo generalizzato una prassi secolare rischia di limitare la capacità di discernimento pastorale dei ministri ordinati, che meglio conoscono le situazioni concrete delle loro comunità”.
In alcune delle nostre comunità locali c’è stato un po’ di disappunto…
“Era prevedibile: molti fedeli faticano a comprendere le ragioni di una scelta che appare in discontinuità con la tradizione plurisecolare della Chiesa e che, in assenza di adeguate motivazioni pastorali condivise, rischia di generare incomprensione e disorientamento”.

Quali proposte dunque sente di avanzare?
“Propongo che il tema venga portato in discussione negli organismi di partecipazione (Consiglio episcopale, Consiglio Presbiterale e Consiglio Pastorale Diocesano) come ordine del giorno principale, consentendo un confronto ampio, sereno e costruttivo. In secondo luogo che l’Ufficio Liturgico Diocesano, in collaborazione con l’Ufficio per l’Evangelizzazione e la Catechesi, venga sollecitato a lavorare in modo spedito su questo argomento, stabilendo una data precisa per la presentazione di linee pastorali comuni e condivise”.
E in alternativa?
“Qualora gli uffici competenti siano oberati di lavoro, venga quindi nominata dal vescovo e dal Consiglio Episcopale una commissione ad hoc con il mandato specifico di approfondire la questione e proporre soluzioni pastorali adeguate”.
Quali sarebbero i risultati?
“A seguito di questo lavoro e delle conclusioni degli organismi di partecipazione, si valuti la possibilità di abrogare o modificare il decreto sopra citato, sostituendolo con direttive pastorali che, pur nel rispetto del percorso di rinnovamento dell’Iniziazione Cristiana, valorizzino il ruolo dei padrini e delle madrine laddove questo sia possibile e pastoralmente opportuno”.
Qual è il senso di questa indicazione?
“Confido che questa richiesta possa essere accolta nello spirito di comunione e di corresponsabilità pastorale che deve animare la vita della nostra Chiesa diocesana. L’obiettivo non è quello di ostacolare il percorso di rinnovamento in atto, ma di assicurare che esso proceda con il consenso e la partecipazione del presbiterio e delle comunità, nel rispetto sia della tradizione ecclesiale sia delle esigenze pastorali del nostro tempo”.
(DF)



