Alla Spezia i funerali di Youssef Abanou

Non ce l’avrebbe fatta, la piccola sala di preghiera della comunità copta spezzina, a contenere l’enorme partecipazione ai funerali di Youssef Abanou, il diciottenne di origine egiziana accoltellato a morte il 16 gennaio dentro la scuola che frequentava.
Sono poche decine i fedeli della minuscola Chiesa ortodossa egiziana, la famiglia Abanou era tra questi, con Youssef che abitualmente svolgeva servizio liturgico, e per le loro attività di culto bastava un fondo commerciale al Centro Kennedy, un piccolo ambiente espressione della vitalità di un gruppo di cristiani emigrati dall’Egitto in terra ligure.
Ad offrire uno spazio adeguato per il rito funebre, in termini di capienza e di solennità, è stata la Chiesa cattolica spezzina, con il vescovo Luigi Ernesto Palletti che ha spalancato le porte della Cattedrale di Cristo Re, mentre grazie alla diretta di Tele Liguria Sud, la tv della diocesi, l’evento è stato seguito in tempo reale, attraverso lo streaming su YouTube, dai parenti di Youssef residenti in Egitto, permettendo loro di essere presenti, seppur a distanza, all’ultimo saluto.
Attorno all’altare il rito funebre è stato celebrato secondo l’antica liturgia copta, presieduta dal Vescovo Copto in Italia, Barnaba El Soryani, assieme a diversi confratelli sacerdoti e diaconi giunti da tutta la Penisola.
L’antico salmodiare della tradizione orientale, i canti e i segni di quell’antichissima Chiesa distaccatasi da Roma nel 451, dopo il Concilio di Calcedonia, hanno scandito la celebrazione al posto del rito cattolico.
È il segno della reciproca accoglienza tra le diverse confessioni cristiane, ben sintetizzato dalle parole del Vescovo della Spezia, Sarzana e Brugnato, che ha sottolineato che “siamo tutti partecipi di questo dolore, lo sentiamo come nostro”.
Il buio della tragica scomparsa di Youssef è stato squarciato da una luce, accesa da due Chiese e due comunità, quella luce che consiste per entrambe nel “credere nel Signore risorto e nella resurrezione” e nell’affermare che “la parola di Dio è eternità”.
L’accompagnamento di Youssef all’incontro con il Signore, seppur triste, ha permesso di consolidare questo percorso di fraternità, simbolicamente avvenuto durante la Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani.
(d.t.)



