“Il tempo in carcere sia utile per ricostruire la propria vita”

La vita, capolavoro da non sprecare. L’impegno dei sacerdoti negli Istituti di pena: sono circa 240 i cappellani delle carceri italiane

Don Raffaele Grimaldi con don Giovanni Perini a Pontremoli

Che importanza diamo a chi crede nelle seconde possibilità? Questo è uno dei temi che i Vescovi italiani hanno scelto per sottolineare l’impegno quotidiano dei sacerdoti anche nei luoghi meno conosciuti, più trascurati o rimossi della nostra società.
Perché la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. E incoraggia le persone “lasciate indietro” dalla società a guardare avanti, restituendo loro dignità e speranza attraverso iniziative concrete.
Tra queste categorie di persone vi sono senza dubbio quanti hanno commesso errori e per questo scontano una pena detentiva in una degli oltre duecento fra case di reclusione, case circondariali, istituti penali minorili etc…
Sono circa 240 i cappellani delle carceri italiane, sacerdoti che ogni giorno si confrontano con quella dura realtà, ascoltano, consigliano, agiscono per contribuire a restituire dignità, speranza e una prospettiva alle persone che vogliono lasciarsi alle spalle la stagione degli sbagli e guardare al futuro con una fiducia tutta nuova.

Carcere. (Photo SIR/CdE)

Sono sacerdoti spesso vicino alle comunità nel cui territorio esiste un istituto di pena, Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli compresa. Ed è del maggio scorso la visita a Pontremoli di don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei Cappellani delle carceri italiane, invitato da don Giovanni Perini, sacerdote impegnato all’Istituto Penale Minorile cittadino.
In quel momento erano diciassette le ragazze presenti nella struttura pontremolese dove è stata celebrata la S. Messa presieduta dal Vescovo diocesano.
Don Grimaldi si è rivolto alle ospiti con atteggiamento paterno di incoraggiamento e di speranza: “il tempo che trascorrete qui non è tempo perso, ma anzi è utile per ricostruire la vostra vita che è un capolavoro e non va sprecata; approfittate di questo tempo in vista del futuro che avete davanti, perché qui avete tante mamme e tanti papà che sono a vostra disposizione e vi aiutano”, ricordando loro come nella sua lunga esperienza di cappellano nel carcere di Secondigliano ha potuto toccare con mano come tanti che avevano perso la fede l’hanno incontrata di nuovo proprio in quel luogo, ritrovando un rapporto con il Signore.

In Italia ci sono oltre 31.000 sacerdoti che si dedicano a tutti noi e alle nostre comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno portano aiuto e speranza, senza dimenticare nessuno. Dedicandosi a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti, far vivere le nostre passioni e mettere in luce i nostri talenti.

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Un tempo utile dunque per ritrovare se stessi, per ripartire e riprogrammare la propria vita. Riscatto e accoglienza sono due delle parole da ricordare sempre: riscatto da parte di chi ha sbagliato e ha scontato la pena; accoglienza da parte di una società che deve impegnarsi affinché il percorso di recupero si completi con il reinserimento totale nella realtà quotidiana.
E per farlo occorre che si favoriscano anche opportunità di occupazione perché il lavoro è uno degli elementi fondamentali per il reinserimento in società di queste persone.
Tanti sacerdoti sono impegnati perché questo avvenga e per alleviare le sofferenze di chi si trova a vivere l’esperienza del carcere, una sofferenza che può arrivare a spingere a darsi la morte. Il suicidio è un dramma di tutti, ed è un fallimento di quelle istituzioni che hanno il compito di custodire la vita e che invece si trovano ad avere a che fare con la morte.