Dal Concilio di Nicea una bussola per credere oggi

A Massa il convegno diocesano su “Comunicare la fede nella speranza della salvezza in Cristo Gesù, il Figlio di Dio”. Inaugurato l’anno accademico della Scuola diocesana di Formazione teologico-pastorale

L’Ufficio Cultura della diocesi in collaborazione con la Scuola di Formazione Teologico – Pastorale, l’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e l’Ufficio scolastico IX Lucca – Massa ha organizzato venerdì 28 e sabato 29 novembre a Massa, il convegno “Comunicare la fede nella speranza della salvezza in Cristo Gesù, il Figlio di Dio”, incentrato sul Concilio Ecumenico di Nicea a 1700 anni dalla sua celebrazione, dal titolo .
Il Teatro dei Servi ha ospitato i lavori della prima giornata, con le relazioni del prof. Riccardo Ferri (“Il credo di Nicea e la speranza cristiana: quale relazione?”) e del prof. Giovanni Ancona (“Sperare cristianamente nell’era digitale”).
Profonde, corpose e seguite con grande attenzione, le due relazioni in programma sono state incentrate sul tema della speranza, vista da prospettive diverse, ma accomunate dallo stesso fine e cioè l’incontro con il Risorto. Sia la speranza che cerca le sue radici a Nicea, sia la fede dell’uomo dell’era digitale sono vive e vivificanti solo nell’incontro con il Signore della Gloria.

L’imperatore Costantino fra i Padri del primo Concilio di Nicea (da Wikipedia)

A Nicea nel 325, nel primo concilio ecumenico della storia della Chiesa, i Padri erano stati chiamati a esprimersi su diverse questioni teologiche e pratiche che agitavano la vita delle comunità cristiane, fra le quali la natura divina di Cristo, che l’alessandrino Ario negava.
Si riaffermò la consustanzialità del Padre con il Figlio e formulò il “Simbolo niceno” poi completato nel Concilio di Costantinopoli del 381 e divenuto il “Simbolo niceno-costantinopolitano” che da allora è professato nella celebrazione eucaristica domenicale quale professione di fede che unisce tutti i cristiani.
Nel pomeriggio l’apertura dell’anno accademico 2025-26 della Scuola diocesana di formazione teologico-pastorale ha visto gli interventi del preside, mons. Mario Vaccari, e dei docenti Chiara Mariotti e Giovanni Poggiali.
Davanti ad un nutrito gruppo di studenti il vescovo Mario ha rivolto loro un caloroso benvenuto e il plauso per la scelta fatta. “È una scuola alla portata di tutti – ha ricordato – per tutti coloro che hanno il desiderio di approfondire concetti teologici e la verità della nostra fede. Raggiunge il maggior numero di persone e le aiuta a riscoprire con sorpresa ed entusiasmo i fondamenti della fede, con un percorso formativo e informativo. È importante non solo per la crescita personale, ma anche per la missione propria di ogni cristiano che è quella di testimoniare la propria fede e di trasmetterla con entusiasmo nei propri ambienti di vita. La Scuola ha anche un aspetto più funzionale. È consigliata a coloro che vogliono accedere al ministero del lettorato, accolitato, diaconato e del catechismo, che a breve vedremo come poterlo utilizzare nelle comunità”.
Chiara Mariotti ha proposto un’interessante narrazione sui diversi modi di aver fede derivati dalla letteratura neotestamentaria (la fede dell’emorroissa, di Giairo, di Pietro,…), mentre don Poggiali ha ribadito che il concilio di Nicea è la “bussola” che dà l’orientamento certo al nostro credere.
In conclusione il vescovo ha sottolineato: “Per rendere sempre più vicina la teologia, la spiritualità, la Parola all’esperienza degli studenti, i docenti hanno preparato un glossario. Non sono infatti facili le parole della fede e specialmente oggi faticano ad arrivare nella vita delle persone, anche i nostri studenti rischiano di non comprendere parole dal un significato profondo. È un glossario di riferimento che sarà progressivamente arricchito. Un grazie alla sensibilità e attenzione dei docenti”.

(P. C.)