Fratel Cristiano, da Adelano al Giubileo degli eremiti

“L’eremo non è un rifugio, ma un ponte. Non si vive per scappare dal mondo, ma per portarlo nel cuore di Dio”

Fra’ Cristiano Venturi

Di ritorno dall’incontro col Papa abbiamo raggiunto il nostro fra’ Cristiano Venturi, eremita e parroco presso la parrocchia di Santa Maddalena ad Adelano. Una costruzione di pietra circondata da boschi, silenzi e sentieri antichi dove la vita eremitica è forma di comunione con Dio e con il mondo. Lontano dal rumore e dalle luci della società, la giornata di padre Cristiano si svolge secondo un ritmo essenziale: preghiera, lavoro, ascolto, accoglienza.
La giornata inizia prestissimo, scandita dalla Liturgia delle Ore, seguita da momenti di silenzio e dalla celebrazione eucaristica.
C’è poi il tempo del lavoro manuale – legna, orto, manutenzione – e quello dell’incontro con chi arriva per un momento di pace o di discernimento. “L’eremo non è un rifugio – spiega fra’ Cristiano – ma un ponte. Non si vive per scappare dal mondo, ma per portarlo nel cuore di Dio”.
Il luogo stesso aiuta alla contemplazione: dalla cappella dedicata a Santa Maddalena si vede il profilo dei monti, che al tramonto si tingono di luce dorata. Il vento che attraversa i boschi accompagna il suono delle campane, plasmando le ore della preghiera.
“La natura – dice padre Cristiano – è maestra di umiltà. Insegna che tutto vive in relazione, come in una liturgia silenziosa”. La sua scelta di vita nasce da un cammino lungo e fedele, segnato dall’incontro con san Francesco d’Assisi e con la spiritualità di Charles de Foucauld, il “fratello universale” del deserto.

Fra’ Cristiano Venturi si prende cura de “L’orto dei semplici”
Fra’ Cristiano Venturi si prende cura de “L’orto dei semplici”

Come loro, padre Cristiano desidera “vivere nascosto con Cristo in Dio”, nella semplicità e nella fraternità silenziosa. “L’eremita non è un isolato – spiega – ma un fratello che prega per tutti. È un modo di amare senza clamore”.
Durante la pandemia, la sua vocazione si è intrecciata con il servizio: ex infermiere professionale, padre Cristiano ha ripreso la divisa per assistere malati e anziani nel suo territorio. “In quei giorni – racconta – ho sentito che la contemplazione e la compassione sono la stessa cosa. Non puoi pregare davvero se non porti nel cuore la sofferenza di chi ti sta accanto”.
L’eremo è anche luogo di accoglienza. Piccoli gruppi, pellegrini, sacerdoti o laici chiedono di fermarsi per un tempo di silenzio e preghiera. “Non ci sono programmi – spiega – solo il ritmo del Vangelo. Chi viene qui riscopre che Dio parla piano, e che per ascoltarlo bisogna tacere”. Nell’essenzialità di una vita povera e orante, l’esperienza di padre Cristiano restituisce alla Chiesa un volto antico e sempre nuovo: quello del silenzio che diventa comunione, della solitudine che diventa preghiera per il mondo.
“Vivendo qui – dice con un sorriso – ho imparato che non serve molto per essere felici: basta lasciarsi abitare da Dio”. E così, tra i boschi di Adelano, una piccola luce resta accesa: quella di un eremo che prega in silenzio, ricordando a tutti che anche nei luoghi più nascosti si può essere presenza viva del Vangelo. E di questa presenza padre Cristiano rappresenta una testimonianza concreta e autentica che insegna al nostro territorio a ricominciare sempre dalle “piccole cose”, a svestirsi delle vanità del mondo e a riscoprire la propria vocazione cristiana.
In fondo le “Aree interne”, tanto care ai vescovi italiani, hanno bisogno di un’espressione che manifesti al mondo anche l’autenticità e l’essenzialità dei luoghi più impervi e solitari.

Dagli eremi al Vaticano: “Un piccolo popolo silenzioso
che condivide la stessa sete di Dio”

L’incontro di Fra’ Cristiano Venturi con Papa Leone XIV

Lo scorso 11 ottobre l’alba romana si è risvegliata con l’armonia di una piccola folla. Si sono infatti radunati in Vaticano diversi eremiti, giunti da ogni parte d’Italia, per vivere il loro giubileo e l’incontro con papa Leone XIV. Tra loro anche fra’ Cristiano Venturi, che vive all’Eremo di Santa Maria Maddalena di Adelano, tra le montagne di confine tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna.
Entrati dalla Porta del Perugino, i presenti hanno raggiunto le Grotte Vaticane dove presso la tomba dell’apostolo Pietro è stata celebrata l’Eucaristia da mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo emerito di Campobasso – Bojano. “È stato un momento di comunione profonda – racconta padre Cristiano – come ritrovarsi in famiglia, un piccolo popolo silenzioso che condivide la stessa sete di Dio.” La delegazione ha quindi attraversato il Cortile di San Damaso per raggiungere il Palazzo Apostolico e la Sala del Concistoro, dove il Papa attendeva gli eremiti. “Quando è entrato – ricorda padre Cristiano – si è creato un silenzio pieno di pace. Ci ha salutati uno ad uno, come un padre che riconosce i suoi figli.”

L'eremo di Adelano
L’eremo di Adelano

Giunto il suo turno, padre Cristiano ha potuto rivolgergli poche ma intense parole: “Mi sono presentato come frate Cristiano di Gesù, un fratello eremita francescano-foucauldiano. Gli ho detto che vivo tra i monti, nel silenzio della preghiera”. I
l Papa ha sorriso e ha risposto: “Un bel nome: un programma di vita”! Poi ha chiesto se fra’ Cristiano si sentisse solo. Gli ha risposto che nella solitudine, quando è abitata da Dio, non si è mai soli.
Un incontro semplice ma carico di Vangelo. “Nel suo sguardo – confida padre Cristiano – ho sentito la Chiesa che ci diceva: il vostro silenzio serve al mondo.” Quando il gruppo è tornato verso piazza San Pietro, le campane di mezzogiorno hanno accompagnato i loro passi. Roma, quella mattina, sembrava aver accolto il silenzio come una benedizione: un piccolo giubileo di pace nel cuore della Chiesa.

Fabio Venturini