Presentato a Tassonarla di Tresana il libro di Mattia Ringozzi “La dignitè des vaincus”

Un mondo di “perdenti”, un’umanità alla quale dedicare una vita intera, le forze di tutta un’esistenza: sono i “vaincus” del libro dedicato a Luigi Campolonghi (1876-1944), scritto dallostorico lunigianese Mattia Ringozzi (nella foto) e presentato a “Tassonart 2025”. “La dignitè des vaincus” è il titolo di un lavoro corposo, frutto di anni di ricerche tra l’Italia e la Francia dove l’autore ha vissuto, studiato e insegnato a lungo.
Il libro, dall’eloquente sottotitolo “Luigi Campolonghi dans la circulation des idées de son temps entre France et Italie (1898-1945)”, scaturisce dalla sua tesi di laurea e, per il momento, è pubblicato in lingua francese in attesa di una prossima edizione in italiano.
Nella presentazione di Tassonarla, moderata dal prof. Simone Gibertini dell’Università di Parma, è stato subito chiaro chi siano quei “perdenti”, “vinti”, “sconfitti”. Sono gli emigranti italiani in Francia: proprio a loro, alla loro difesa, al loro riscatto, Campolonghi ha dedicato la sua attività politica in un impegno durato mezzo secolo.
La storia dell’emigrazione dall’Italia in Francia è caratterizzata da episodi di protesta contro le migliaia di lavoratori italiani accusati di accettare salari più bassi peggiorando il mercato del lavoro. Proteste che spesso si trasformavano in violenze, in una sorta di “caccia all’immigrato” dalle tragiche conseguenze: il caso della strage nelle saline di Aigues Mortes nel 1893 è solo il più noto di una lunga serie.
Campolonghi arriva in Francia già nel 1898, in fuga dal mandato di arresto contro quei giovani socialisti che in Lunigiana predicavano l’uguaglianza e pubblicavano un giornale “sovversivo” come “La Terra”. Dopo il temporaneo rientro in Italia sarebbe tornato in Francia altre volte, prima per il lavoro di giornalista, poi ancora esule negli anni del fascismo.
È un letterato che fa politica, dal un carattere forte e, non di rado, litigioso, spesso caratterizzato da una vena satirica e provocatoria. E scrive tanto, con uno stile accattivante che piace ad un crescente numero di lettori.

Al suo fianco c’è Ernesta Cassola, donna importante per la vita e l’attività di Campolonghi, troppo spesso dimenticata, nascosta dall’ombra di un marito troppo famoso. Il suo è un impegno grande, figura di protofemminista che non risparmia energie soprattutto nella LIDU, la sezione italiana della lega per i diritti dell’uomo che ha contribuito a far nascere così da poter essere di aiuto concreto per tanti emigranti italiani.

Come spiega Ringozzi “la costa mediterranea francese, da Nizza a Marsiglia, rappresenta una zona di fermento intellettuale nella quale i riflessi dell’emigrazione avevano trovato una vasta eco nel dibattito politico-culturale apertosi a cavallo tra i due secoli”.
Questo contesto è stato ricostruito dallo storico lunigianese studiando i rapporti intellettuali, politici e umani tra i protagonisti, personalità nelle quali è difficile distinguere l’elemento politico-sociale dall’attività intellettuale, in ragione della forte tensione che li animava.
Uomini politici, intellettuali e artisti che non avevano rinunciato ai loro ideali – continua – esiliati che avevano visto nella Francia, la “Patria dei lumi” e dei diritti dell’uomo, il nuovo punto di partenza della battaglia politica. È in questo contesto che si inscrive la personalità di Luigi Campolonghi: l’analisi del suo lavoro intellettuale e l’impegno politico e sociale, così come della sua opera e della sua esperienza in Francia, permettono di illuminare l’intero quadro dell’emigrazione italiana, tra la fine del XIX secolo e gli anni del fascismo.
Paolo Bissoli



