Marello: un campetto simbolo dei cambiamenti sociali

Da vecchio campo da calcio a “Dog Garden”

Marello: inaugurazione del dog garden
Marello: inaugurazione del dog garden

Trasformato 3 anni fa in sgambatoio per cani, alla fine di maggio il vecchio campo da calcio del Marello è diventato “dog garden”, un’area protetta in cui gli animali possono muoversi senza guinzaglio e attrezzata con scivoli, giochi e attrezzi per i cani. Il campo da calcio dei Padri Giuseppini, a cui venne affidata la parrocchia di San Pietro dal 1922 al 1982, sia durante la presenza degli oblati, sia dopo la loro dipartita, è stato ritrovo di generazioni di ragazzi di Pontremoli che, su quel rettangolo di gioco privo di misure regolamentari e di manto erboso, tranne che nei quattro angoli, giocavano a calcio coltivando in qualche caso il sogno di approdare in arene più prestigiose.

Era l’epoca dello sport “spontaneo”, senza arbitri né allenatori, società né tessere, in cui un numero variabile di ragazzi calcavano il campetto dietro una palla per interi pomeriggi, tra chi arrivava più tardi per via dei compiti e chi rincasava prima perché in famiglia avevano dato un orario ben preciso di rientro. E regole non scritte ma precise indicavano chi doveva andare a recuperare la palla quando finiva nella Magra – in cui qualche volta ci si andava a sciacquare o a rinfrescare – o nei terreni circostanti. Incontri tra classi delle scuole medie o superiori, ma anche mini-tornei tra gruppi parrocchiali o rionali si alternavano rendendo il Marello centro della vita giovanile che calamitava anche ragazzine convenute per vedere all’opera amici e fidanzatini.

Marello voleva dire anche “tornei dei bar”, il fenomeno popolare che investì l’Italia per un lungo periodo in cui nelle sere estive centinaia di persone di ogni età assistevano agli incontri di calcio a sette tra squadre sponsorizzate dagli esercizi commerciali. La fetta d’anguria o la birra gustati sugli spalti improvvisati attorno al campo erano il simbolo di estati il cui cartellone degli avvenimenti era completato da “frascate” e altri eventi dal carattere autogestito, in un’Italia già investita dal benessere ma dai connotati ancora popolari. Poi lentamente le cataste di biciclette e motorini che, fuori dalle mura del campetto, segnalavano che c’era qualcuno con cui giocare, sono scomparse.

Lo sport organizzato, in cui sicurezza e sorveglianza hanno sepolto autonomia e intraprendenza, ha iniziato ad essere preferito dalle famiglie dei sempre meno numerosi bambini, i tornei dei bar si sono rapidamente estinti e per il Marello arrivò l’epoca dell’oblio, conseguenza di un cambiamento sociale e degli stili di vita che ora prende le forme di una nuova destinazione d’uso, quella di socializzazione e divertimento per gli “amici a quattro zampe”, sempre più numerosi anche a Pontremoli. Il campetto di San Pietro torna dunque a vita nuova, diventando così luogo simbolico delle trasformazioni sociali degli ultimi decenni. (d.t.)