Quelle ultime ore di guerra il 27 aprile 1945: la Liberazione

Con la liberazione di Pontremoli l’occupazione nazifascista della Toscana è finalmente finita

Così si presentava la parte nord del centro storico di Pontremoli subito dopo il 27 aprile 1945. La foto è di un soldato USA

Solo con lo sfondamento della Linea Gotica nei primi giorni dell’aprile 1945, grazie all’azione congiunta di Alleati e formazioni partigiane, iniziava la Liberazione della provincia di Massa Carrara (che allora aveva la denominazione fascista “Apuania”). Ma dopo la liberazione di Montignoso (8 aprile), Massa (10 aprile) e Carrara (11 aprile), la Lunigiana dovette attendere altre due settimane.
Pontremoli fu l’ultima città a liberarsi dall’occupazione nazifasista, il 27 aprile. Un’efficace cronaca delle ore della Liberazione di Pontremoli è quella del Vescovo, mons. Sismondo, che tanto si era prodigato.
“Nella notte dal 26 al 27 [aprile] i tedeschi abbandonarono la città di Pontremoli […] – scrive – Fu questa, fra le mille, una notte veramente infernale, per i bombardamenti paurosi, specialmente verso Mignegno, per lo scoppio di mine ai ponti, per il tuono dei cannoni, per lo scuotimento delle case di abitazione, le quale parevano fasciarsi da un istante all’altro. Il bombardamento della Città, effettuato dai cannoni delle forse americane, già nei pressi dell’Annunziata, continuava nelle ore del mattino del 27 e minacciava di recare danni non lievi ai cittadini”.
Mons. Sismondo esce in fretta per recarsi dalle forze americane e arriva alle porte del borgo dell’Annunziata “ove – continua – scongiuriamo i vincitori a cessare il fuoco, perché i tedeschi, nella notte, erano fuggiti. Erano le 8,30 del giorno 27 aprile 1945”.

Un’altra cronaca di quelle ore ci è stata lasciata da Mino Tassi, “Bixio”, commissario politico della brigata “Beretta”, Divisione Cisa, la prima formazione partigiana ad entrare nella Pontremoli ormai libera dalla presenza nemica.
“È il mattino del 27 aprile, giorno di S. Zita – racconta – tempo sempre cupo e umidiccio. Sale dalla parte del mare un noioso vento di scirocco che innervosisce e deprime. Tutta la Divisione Cisa è pronta per la discesa in città […]. Alle 7 diamo l’ordine di partenza. […] Un chilometro sotto Traverde siamo presi da una visione che ci prende alla gola, ci mozza il fiato. Scendendo ancora più in basso […] gli effetti del bombardamento aereo notturno si presentano alla vista in tutta la loro paurosa, sconcertante realtà. Ovunque carriaggi in frantumi, ovunque cavalli stecchiti, e sventrati da orrende ferite, ovunque cani lupo nelle pose più strane e impressionanti”.

Parma, sfilata per festeggiare la Liberazione. Alla testa del corteo, nel gruppo con la bandiera, è la partigiana pontremolese Laura Seghettini

“Scendiamo ancora verso la nazionale – continua Tassi – lo spaventevole scenario non cambia; s’aggrava invece nel suo aspetto più tragico […] Sulla strada di Mignegno è impossibile il passo. Nei pressi del sobborgo pontremolese, infatti, sia dalla parte nord che dalla parte sud, c’è un tale ingombro di carriaggi fracassati, di colossali cavalli freddati, di cani stecchiti da impedire il passaggio anche più cauto e più avveduto”.

Una grande protagonista della Resistenza è stata la partigiana combattente pontremolese Laura Seghettini. In quei giorni la vicecommissaria della XII brigata “Garibaldi” era a Parma: già il 26 aprile “la città era in festa, con la gente fuori dalle case – ricorda – ma c’era ancora il pericolo dei cecchini. Abbiamo attraversato via d’Azeglio con i fascisti sulle torri dei Paolotti; giunti al Ponte di Mezzo abbiamo visto che ve ne erano altri sulla torre del Conservatorio […] È arrivata allora una camionetta di brasiliani che con una cannonata ha centrato la torretta”.

(p. biss.)