Jonathan Safran Foer (classe 1977) ha esordito ad appena venticinque anni col clamoroso successo di “Ogni cosa è illuminata” (2002) cui sono seguiti l’altrettanto apprezzato “Molto forte, incredibilmente vicino” (2005) ed il saggio “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” (2010), dopo una pausa di sette anni arriva “Eccomi” (Edizioni Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini pagg. 666 Euro 22).
Eccomi è la risposta di Abramo alla chiamata divina al sacrificio di Isacco e costituisce una sorta di interrogativo che tormenta il protagonista di questa storia; Jacob Bloch è uno scrittore quarantenne di sceneggiati televisivi, vive a Washington con la moglie Julia, architetta, e tre figli di tredici, dieci e cinque anni oltre che con un vecchio cane di nome Argo. Mentre si sta preparando il Bar Mitzvah del figlio tredicenne Sam con qualche difficoltà dovuta alla scarsa partecipazione della famiglia alla ritualità religiosa tradizionale due avvenimenti nel giro del tempo di quattro settimane minacceranno la disgregazione della famiglia: Julia troverà nel cellulare di Jacob uno scambio di incredibili avances sessuali tra il marito ed una donna mentre in Israele un terribile sisma sconvolgerà il paese dando la stura ad un conflitto bellico coi paesi arabi.
La distruzione di Israele procede di pari passo con quella del matrimonio ed avvia una serie quasi infinita di confronti sui due eventi all’interno della famiglia e nelle singole riflessioni dei personaggi che ripercorrono le loro origini, le ragioni dei loro comportamenti sia passati che presenti con inserimenti di momenti determinanti all’interno di eventi storici che hanno segnato la vita di ciascuno.
Attraverso una serie quasi infinita di dialoghi e confronti di irresistibile umorismo ed acuminata quanto letale intelligenza viene messo in gioco sia il ruolo dell’ebreo nel mondo con la sua storia sia la verità o sincerità dei rapporti sentimentali e familiari. Jacob capisce pian piano che anche per lui c’è stata più di una volta una chiamata a cui non ha saputo rispondere con “eccomi “.
Nella routine di una intelligenza acuta quanto dilatoria non ha saputo, voluto o potuto rispondere con sincerità rinviando ad un dopo sempre più invisibile le sue scelte decisive. Al di là del buon gusto, dell’ironia e della abilità comportamentale emerge la terribile sensazione di incompiutezza e fragilità della vita. Sembra che non vi sia possibilità di salvezza come per il cane Argo, personaggio straordinario, vicino all’esito definitivo. Il libro si legge d’un fiato quasi travolti da una scrittura insieme lieve e pregnante che affronta la storia con trascinante ironia attraverso tremendi passaggi in cui i personaggi diventano ben presto per il lettore persone vere con tutto il carico della determinazione con cui l’autore, attraverso una storia “tipicamente ebraica”, arriva al centro delle problematiche eterne di ogni essere umano. Divertente in maniera atroce.
Ariodante Roberto Petacco



