Trent’anni fa moriva il vescovo Aldo Forzoni

Era nato a Montevarchi nel 1912. Ha guidato la diocesi di Apuania – Massa dal 1970 al 1988

Il Vescovo Forzoni (a destra) con mons. Tommasi

Il 7 dicembre 1991 moriva a Massa l’amato vescovo Aldo Forzoni. Per ricordarlo, nella vigilia dell’Immacolata, è stata celebrata in Cattedrale una Messa, presieduta da mons. Gianni Ambrosio, amministratore apostolico .

Mons. Forzoni è stato vescovo di Apuania e poi di Massa dal 1970 al 1988. Fu l’ultimo a guidare la diocesi prima della fusione con Pontremoli. Nato nel 1912 a Montevarchi (AR), diocesi di Fiesole, entrò in Seminario all’età di 20 anni, dopo un’esperienza lavorativa come operaio. Essendo figlio unico, il distacco da casa fu doloroso ma addolcito dalla fede di sua madre che amò teneramente. Dopo l’ordinazione sacerdotale fu inviato come viceparroco a San Giovanni in Valdarno e poi come parroco della Collegiata di Montevarchi. 
Nel 1953, all’età di soli 41 anni, Papa Giovanni XXIII lo nominò vescovo di Gravina-Irsina, in provincia di Bari. Nove anni dopo fu trasferito nella diocesi di Diano – Teggiano (SA) e nel 1970, succedendo a mons. Carlo Boiardi, giunse a Massa dove rimase per 18 anni quale vescovo titolare. Nel 1982, mentre si trovava a celebrare nella parrocchia del Mirteto a Massa, venne colpito da un ictus cerebrale che impose alla sua vita una lunga “Via crucis”, con perdita dell’autonomia motoria e della parola. Fiaccato nel fisico, impedito nel linguaggio, proprio nel dono più prezioso che il Signore gli aveva fatto, conservò però la lucidità della mente fino alla fine. 
Massa, la facciata della cattedrale

In seguito all’ictus, gli venne affiancato un Vescovo ausiliare con diritto di successione nella persona di mons. Bruno Tommasi; ma l’aiuto più grande, seppur meno evidente, è quello prestatogli quotidianamente dai suoi seminaristi e dalle altre persone che in vari modi lo assistevano nella malattia. 

Rinunciò all’incarico nel 1988. A causa di un incidente domestico, che gli provocò ustioni in tutto il corpo, fu ricoverato a Pisa e poi a Massa. Dopo lunghe sofferenze, immolandosi come vittima per l’olocausto, chiuse per sempre gli occhi al mondo, nella vigilia dell’Immacolata del 1991. 
Chi lo ha incontrato di persona ne ricorda soprattutto gli occhi grandi e penetranti, ora colmi di luce, ora malinconici; la parola fluida e sempre ispirata e intrisa di Sacra Scrittura; il tratto nobile e distinto; l’umiltà e la semplicità dei modi. Fu pastore capace di ascoltare il suo popolo, coniugando sempre il soprannaturale con la vita quotidiana, nella contemplazione del Crocifisso. La sua è stata una spiritualità “cristocentrica” e alimentata da una devozione filiale alla Vergine Maria di cui ha, più volte, anche in testi scritti, decantate le grazie speciali. La potenza della preghiera, costante e assidua, si traduceva in una feconda attività pastorale: nulla veniva deciso se prima non era stato preparato nel silenzioso dialogo con l’Eterno. Durante gli anni del suo apostolato, promosse il rinnovamento della catechesi con i convegni residenziali, la missione cittadina, realizzò una TV diocesana, curò la pastorale familiare ed ebbe sempre un occhio di riguardo verso gli ammalati, i poveri e i deboli. 
Era facile giungere a lui, senza anticamere e protocolli da osservare; i poveri erano sempre ammessi nel suo studio. Donò molto ad essi e, quando il terremoto dell’Irpinia colpì quelle terre da lui conosciute ed amate, si prodigò in tutti i modi per inviare aiuti e soccorsi. Consapevole che “tutto è grazia”, visse con intensità tutti gli snodi della vita. Libero dentro e fuori, poteva scrivere nel testamento spirituale “per questa mia estrema, incredibile nudità trovo la gioia di morire e di presentarmi a Lui. Povera pagliuzza arida e spoglia, questa mia esistenza non poteva non riflettere il sole tutte le volte che Lui si degnava rivestirla con i Suoi raggi”.  
La memoria di mons. Forzoni e il suo esempio sono ancora vivi in mezzo al popolo di Dio, nonostante siano trascorsi 30 anni dal suo ritorno alla casa del Padre. A lui chiediamo di benedire dall’alto e di intercedere per la nostra Chiesa diocesana.                
(R.B.)