I nodi viari della Bassa Lunigiana

L’architetto Roberto Ghelfi fa una disamina, tra storia e potenziali soluzioni future, della situazione della viabilità della zona interessata dal crollo del ponte di Albiano.

La cartina della confluenza tra i fiumi Vara e Magra
La cartina della confluenza tra i fiumi Vara e Magra

Il disegno che pubblichiamo al centro rappresenta la cartina della confluenza tra i fiumi Vara e Magra, un nodo territoriale italiano, da sempre attivo, ma oggi in profonda crisi. L’immagine presenta più realtà sovrapposte, anche in conflitto tra loro: quella naturale rappresentata dai colori verdi delle aree pianeggianti un tempo molto coltivate, dal bianco degli ambiti collinari, dal grigio delle ghiaie dove scorrono i fiumi; quella antropica, descritta attraverso due livelli di funzionalità, quella ordinaria e quella sovrapposta o infrastrutturale. Il livello ordinario è formato dalle strade e dalle abitazioni: i nuclei storici e le loro espansioni indicate con il puntinato grigio, estese sul manto pedecollinare di Santo Stefano, lungo la SS. 62 della Cisa; di Albiano e di Ceparana lungo la SS. 330 di Buonviaggio, sempre sulla fascia pedemontana; di Follo, Bottagna e Fornola al piede della collina di Vezzano che precipita sulla Magra. Il livello infrastrutturale è rappresentato dalle ferrovie e dalle autostrade A12 ed A15 che si annodano al centro della figura all’altezza della confluenza dei due fiumi, sono entrambe la sintesi delle grandi direttrici viarie della Lunigiana, quella ligure mediterranea e quella padana continentale, eredi dei cammini compostelani la prima e francigeni la seconda. Si annodano nella piana di Vezzano e Santo Stefano offrendo lo sviluppo all’area retro-portuale della Spezia che consolida anche le zone industriali ed artigianali sorte al margine delle espansioni urbane pedemontane. Queste si arrestano contro la barriera autostradale, una sorta di muraglia che separa e, in un certo senso, protegge l’ambiente del fiume o del Parco Montemarcello Magra. L’interferenza tra il livello ordinario e quello infrastrutturale, si avverte nel disagio insito nelle diverse velocità dei due sistemi: il primo, legato alla vita quotidiana dei residenti, ha un ritmo più lento del secondo che invece, per sua natura, è obbligato a tempi di consegna e rapidità di movimento. Troveremo allora autoveicoli sempre più grandi, più veloci e numerosi lungo la rete di scorrimento ordinaria, pensata per altri carichi ed altre dimensioni veicolari, mescolati al trasporto ordinario anch’esso molto accresciuto.

Un immagine dall'alto dell'area del ponte crollato
Un immagine dall’alto dell’area del ponte crollato ad Albiano Magra

Vediamo ora i nodi di questo doppio sistema: a Fornola (1), staccandosi dalla SS.1 Aurelia, inizia la Strada provinciale 330 della Ripa fino a Bottagna (2), intersezione con la SS. 330 di Buonviaggio, conclusa nel 1908 con l’inaugurazione del ponte di Albiano (7). Esse fanno parte dell’unico intento di collegare la Spezia, da un lato, con la bassa Val di Vara, attraverso Follo e, costruendo il ponte sul Vara, a Ceparana; dall’altro, con i passi appenninici del Cerreto, del Lagastrello e della Cisa, raccolti dalla SS. 62, innestandosi su di essa al ponte di Caprigliola, di fronte alla stazione ferroviaria. Questo il quadro del nostro sistema prima della costruzione delle autostrade, quando l’indotto spezzino drenava, appoggiandosi soprattutto ai mezzi pubblici, molta forza lavoro dalle valli interne. Nel 1975 si formò il nodo 8, destinato ad attirare poi centri di grande distribuzione commerciale, in corrispondenza dell’intersezione della SS. 62 con la nuova bretella che legava direttamente la Spezia e Santo Stefano Magra al casello autostradale. Il nodo 1 fu potenziato con l’uscita di Vezzano Ligure o di Fornola chiudendo così un circuito quadrilatero lungo il quale il traffico pesante e leggero si orientava in funzione della minore distanza dal casello autostradale: le zone industriali di Lago Scuro di Vezzano verso l’ingresso di Fornola lungo la strada della Ripa; la zona industriale di Albiano (6) prevalentemente verso Santo Sefano, secondo una logica legata al naturale andamento dei bacini vallivi. I cambiamenti climatici e le devastanti piogge che hanno caratterizzato l’ultimo decennio hanno messo in crisi questo delicatissimo ingranaggio: le chiusure ripetute della strada della Ripa, non ancora messa del tutto in sicurezza, hanno indirizzato verso il ponte di Albiano tutto il traffico della Val di Vara e delle relative zone industriali, diretto verso Santo Stefano e Sarzana. L’immissione sulla statale della Cisa per sé difficoltosa a causa dell’intersezione a 90°, ha finito col provocare interminabili colonne di autoveicoli sul ponte, soprattutto nelle ore di punta, code che in certe circostanze hanno pesantemente oppresso anche il centro di Santo Stefano Magra. Ora che il ponte di Albiano è crollato entrano in gioco i nodi 3, 4, 5 e 9 che fanno parte del vecchio progetto, di collegare il casello di Santo Stefano direttamente con Ceparana, costruendo sul Magra un ponte parallelo a quello autostradale. Il progetto, che risolverebbe definitivamente il problema, dell’interferenza tra i due sistemi, separando il traffico pesante da quello leggero, presenta una serie di problematiche ancora in discussione, mentre è indiscutibile lo stato di emergenza provocato dal crollo del ponte di Albiano. Emergenza che, oltre le soluzioni provvisorie, attende una rapida conclusione la quale potrà dirsi risolta soltanto con la ricostruzione definitiva del manufatto, segmento fondamentale del nodo territoriale analizzato. (Roberto Ghelfi)