C’è discussione sulla nuova legge dell’ editoria

Approvata dal Senato, divide il mondo del libro

08libriLa nuova legge dell’ editoria, appena approvata al Senato, ha diviso il mondo del libro. Soprattutto l’abbassamento dal 15% ad un massimo del 5% degli sconti ha ottenuto l’assenso entusiasta dei librai “fisici” (raccolti nella Ali, Associazione librai italiani) e dell’Associazione degli editori indipendenti (Adei) e il giudizio nettamente negativo dell’Aie, l’Associazione italiana editori.
Il rischio denunciato da questi ultimi è quello di abbassare ancor di più la percentuale di lettura: secondo Istat, già ora legge un libro l’anno per piacere personale solo il 40 per cento degli italiani. Inoltre, lo sconto si riferisce solo ai libri vari, esclusi quelli di testo e quindi, secondo Giuseppe Gurgone, libraio storico di Tivoli, “per le librerie indipendenti e di piccole dimensioni le condizioni rimangono critiche, visto che le scuole sono il bacino di utenza prossimo e immediato per molte piccole librerie”. E proprio Tivoli, una delle capitali della cultura non solo italiana, grazie anche al suo patrimonio storico-archeologico, ha visto chiudere in questi giorni un’altra libreria storica, la “Villa d’Este”.
Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio, pur riconoscendo la positività della legge, chiede l’istituzione di un fondo nazionale che faccia fronte al drammatico problema della chiusura delle librerie, che stanno abbassando le saracinesche una dopo l’altra, come è accaduto ad un altro storico punto vendita, il Paravia di Torino.
E gli editori medio-piccoli? Per Luca Gentile, direttore editoriale di Città Nuova, “sicuramente la legge aiuta i piccoli editori e le librerie indipendenti, alle quali si deve peraltro un servizio per il lettore spesso di ottima qualità. Manca invece un miglior contributo statale all’editoria e alla lettura. I 100 euro stanziati per le famiglie sono veramente una goccia nell’oceano.
Purtroppo in Italia l’investimento nella cultura e nell’educazione, vere risorse per il progresso e la crescita economica e civile, è davvero esiguo e poco lungimirante”. Come si vede, il problema è sempre quello: è vero che l’e-commerce ha favorito in qualche modo l’acquisto di libri, ma è altrettanto vero che lo Stato non ha fatto quasi nulla per sostenere in vita le librerie che non sono solo punti vendita, ma sentinelle – lasciate da sole in terra nemica – di una civiltà che dell’incontro e del contatto con lo sviluppo storico di papiro e pergamena ha fatto il baluardo contro le tentazioni dell’irrazionale. (M.T.)