Domenica 7 gennaio, Battesimo del Signore
(Is 55,1-11; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11)
L’evangelista Marco, quello che ci accompagna in questo anno liturgico, è il primo a scrivere dell’esperienza di alcuni discepoli e dell’insegnamento del loro Maestro.
Il primo personaggio del Vangelo di Marco è Giovanni il Battista che ci viene descritto quale profeta che predica un battesimo di pentimento. Atto che prevede una purificazione con acqua e sottintende una dichiarazione di buona volontà dei molti che sentono la lontananza di Dio e, consci dei propri peccati, vedono quale loro meta la “purità”. Il luogo ove il Battista opera è il Giordano presso l’immissione di questi nel Mar Morto. In una zona chiamata Bethabara che non si trova in territorio israeliano bensì ad oriente, in terra pagana.
In quella zona esistono due guadi. Infatti il Giordano è un fiume “strano” che, procedendo verso la immissione nel Mar Morto, man mano diventa sempre più piccolo ed anche molto melmoso, pieno di terra. Termina il suo percorso in quello che viene chiamato mare ma è un lago senza emissario. In quel luogo Giosuè aveva fatto passare il popolo ebreo dopo l’esperienza della liberazione del Mar Rosso e della traversata del deserto. Il Battista fa comprendere ai penitenti che non stanno vivendo nella terra promessa.
Per raggiungerla veramente devono uscire fino a lui nella terra pagana per poi rientrare purificati e pronti ad accogliere colui che sta per portare il battesimo tramite lo Spirito Santo. Questo non è un semplice segno di purificazione, non è soltanto l’indicazione di una meta, è la trasmissione della vita divina che cambia il cuore e dà forza per essere capaci di raggiungere la meta, anch’essa cambiata: non è più la “purità” ma il sapere guardare a tutto il creato con gli stessi occhi del creatore.
Questo cambio di meta e di mentalità ci viene mostrato anche dalla prima lettura che ci invita a meditare e vedere quanto siano incomparabilmente più alte le vie del Signore rispetto a quelle degli uomini. Le vie del Signore ci sono mostrate dalla parola (Gesù) che opera come fanno l’acqua e la neve che giungono dall’alto, si mettono al servizio, e non tornano in alto se non dopo aver bonificato la terra.
A Bethabara che, con le sue acque melmose, ben rappresenta la situazione dell’umanità intera e, in particolare del popolo ebreo, si presenta Gesù per essere battezzato da Giovanni. Appena battezzato si squarciano i cieli, lo Spirito discende verso di lui come una colomba e viene una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.”
Da secoli il popolo ebreo, che non aveva ascoltato la parola dei profeti, sentiva la lontananza di Dio. Molti dicevano: Dio ha chiuso i cieli. Con il battesimo di Gesù, i cieli, addirittura, si squarciano per sempre. Nella creazione lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, i rabbini lo raffiguravano con una colomba. La colomba che discende su Gesù indica quindi una nuova creazione basata sull’amore, sulla fedeltà e sulla dolcezza rappresentate appunto dalla colomba.
I re che venivano intronizzati in Israele erano dichiarati “figli di Dio”, inoltre Dio chiede ad Abramo il sacrificio di Isacco usando tra le altre le parole: ”Il figlio che tu ami”. Quindi i cieli si riaprono grazie ad una nuova creazione, ad una nuova regalità ed alla scoperta che Dio ci ama fino al dono totale di sé.
Pier Angelo Sordi



