Donne: le prime testimoni della Resurrezione e il ruolo nella Chiesa

Fino alla fine sotto la croce e prime a recarsi al sepolcro.
Fin dalle origini della Chiesa quella della donna è stata una presenza che ha scontato pregiudizi e tentativi, mai riusciti, di conciliare il messaggio universale e liberante di Gesù con le logiche di genere

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala” (Gv 19, 25); furono le donne a rimanere sotto la Croce, su questo tutti gli evangelisti concordano. Le donne non abbandonarono Gesù nelle ore più buie della sua vita terrena: insieme a Maria, lo accompagnarono lungo la Via dolorosa, fino al sepolcro, discepole coraggiose e fedeli fino alla fine.
In Matteo si legge: “Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Magdala e l’altra Maria” (Mt 27, 61). E l’evangelista Luca, tra i quattro il meno parco di parole relative alle figure femminili dei Vangeli, scrive: “Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati” (Lc 24, 55-56).
Silenziose e operose, la mattina di quel Giorno dopo il sabato, furono le prime a recarsi al sepolcro e le prime ad essere testimoni della Resurrezione: un privilegio assoluto, il premio supremo di un’assidua e costante devozione. È a queste donne, alla loro provata affidabilità, che Gesù consegna il primo annuncio pasquale: “Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno»” (Mt 28, 9-10).
Compito non facile convincere la parte maschile del gregge di Cristo della veridicità delle loro parole: Maria di Màgdala “andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero” (Mc 16,10-11); “Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse” (Lc 24, 11).
E sulla strada per Emmaus, parlando a Gesù risorto senza riconoscerlo, due discepoli diranno: “Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino, alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo” (Lc 24, 22-23). La fiducia dei discepoli nella capacità delle donne di contemplare e annunciare il più grande dei misteri non era evidentemente pari a quella riposta in loro da Cristo.
D’altronde, al tempo di Gesù, la donna non aveva voce nella comunità; presenza nascosta e servile all’interno della famiglia, era lodata solo se restava al “suo” posto.
Anche le discepole di Gesù, che lasciarono il posto loro assegnato per sceglierne uno migliore a fianco del Maestro, dovettero fare i conti con i pregiudizi e gli stereotipi del proprio tempo: gradualmente, persero i contorni della loro individualità e divennero uno specifico gruppo di “pie donne” difficili da distinguere e spesso confuse tra loro.
Fin dalle origini, molto si è discusso sul ruolo e sulla funzione delle donne all’interno delle Comunità cristiane, spesso nel tentativo, mai riuscito, di conciliare il messaggio universale e liberante (del tutto avulso da considerazioni di natura biologica) di Gesù, con i pregiudizi di genere radicati in ogni società.
Col tempo molte cose sono cambiate, nelle Chiese cristiane riformate, ad esempio, le donne ricoprono ruoli e funzioni identiche a quelle degli uomini e, nella Chiesa cattolica, tale questione è da anni al centro di un intenso dibattito. Recentemente, Leone XIV ha reso pubblica la sintesi del lavoro svolto dalla “Commissione di Studio sul Diaconato Femminile”, istituita nel 2016 da papa Francesco, che ha sancito il “No” all’accesso delle donne al diaconato inteso come “primo grado dell’ordine sacerdotale”: conclusione definita tuttavia “non definitiva” e quindi aperta a eventuali e successive revisioni.
Di certo c’è che, nonostante la loro presenza sia minoritaria all’interno delle strutture gerarchiche, direttive e decisionali della Chiesa cattolica, sono maggiormente le donne (anche senza diaconato) a mettersi al servizio delle singole comunità ecclesiali svolgendo con umiltà e impegno i compiti più vari.

Giovanna Bianchi