Un giubileo per celebrare gli 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi

Otto secoli dopo, la sua voce continua a ricordare che la gioia del cristiano nasce dalla semplicità del cuore e dalla libertà di chi sceglie Dio

Giotto di Bondone, San Francesco riceve le stimmate (1295 – 1299). Assisi, Basilica superiore

Nel 2026 la Chiesa ricorda l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, avvenuta il 3 ottobre 1226. Per questa ricorrenza il Santo Padre ha indetto uno speciale giubileo francescano, iniziato il 10 gennaio 2026 e destinato a concludersi il 10 gennaio 2027: un anno di grazia che invita i fedeli a riscoprire il carisma e l’attualità spirituale del Poverello di Assisi. Questo giubileo presenta alcune caratteristiche particolari.
A differenza dei giubilei ordinari – che hanno il loro centro a Roma e nelle basiliche papali – l’Anno francescano è stato esteso da Papa Leone a tutte le chiese e ai luoghi legati alla famiglia francescana. In ciascuno di essi i fedeli potranno vivere momenti di preghiera, pellegrinaggio e riconciliazione, ottenendo anche l’indulgenza giubilare secondo le consuete condizioni.
La memoria di san Francesco diventa così occasione per un grande cammino spirituale diffuso nella Chiesa. Anche la nostra diocesi si inserisce in questo percorso.

Giotto, “Predica agli uccelli” (1295 circa). Assisi, Basilica Superiore

A Massa, dove san Francesco è patrono della città e della Diocesi, il Giubileo sarà aperto domenica 15 marzo partendo dalla chiesa dei Cappuccini verso la Basilica Cattedrale dei Santi Pietro e Francesco, con una celebrazione presieduta dal vescovo Mario, anch’egli francescano dell’ordine dei frati minori.
Ma anche Pontremoli vanta un legame particolarissimo con San Francesco, il cui passaggio nel borgo, secondo la tradizione, risalirebbe al 1219. Qui sorge la chiesa di San Francesco (un tempo sede del convento dei frati minori e, dopo la creazione della Diocesi di Pontremoli, sede del seminario diocesano) e oggi parrocchia dei Santi Giovanni e Colombano, dove il vescovo presiederà l’apertura giubilare domenica 22 marzo, richiamando un’altra presenza francescana, quella dei Cappuccini, terminata poco più di 10 anni fa.

Gian Bettino Cignaroli, “Estasi di San Francesco”. Pontremoli, chiesa di San Francesco

Dalla scelta radicale di vita evangelica di Francesco, nacque quella grande famiglia francescana che ancora oggi comprende i Frati Minori, i Conventuali, i Cappuccini ma anche le Clarisse e il Terz’Ordine, diffusi in tutto il mondo e impegnati nella predicazione, nella missione e nella vicinanza ai poveri.
In quest’ottica è importante ricordare la figura di San Francesco Fogolla, lunigianese di Montereggio, vescovo, martire in Cina e frate francescano. La novità portata dagli ordini mendicanti nel Medioevo colpì profondamente i suoi contemporanei.
Anche Dante Alighieri, nella Divina Commedia, riconobbe la loro importanza nel canto XI del Paradiso, al santo di Assisi, la cui vocazione è descritta come un incontro d’amore con la povertà evangelica.
Per Francesco la povertà non fu infatti soltanto una rinuncia ai beni materiali ma soprattutto uno stile di vita spirituale: la libertà da ciò che appesantisce il cuore e impedisce di vivere il Vangelo sine glossa, nella semplicità.
In questo senso il suo messaggio continua a parlare anche all’uomo di oggi. Accanto alle povertà materiali esistono infatti molte altre forme di povertà: la solitudine, il vuoto interiore, la perdita di senso, la difficoltà di costruire relazioni autentiche.
Una povertà che dunque non riveste soltanto una mancanza economica ma anche un deficit di affetto e condivisioni. Il messaggio francescano invita allora a riscoprire una sobrietà che non è privazione sterile ma apertura all’essenziale. Significa riconoscere che la vera ricchezza dell’uomo non sta nel possesso ma nella relazione con Dio, con gli altri e con il Creato.
Per questo motivo il giubileo francescano non è soltanto una commemorazione storica. È piuttosto a lasciarsi nuovamente interrogare dal Vangelo vissuto da Francesco: un Vangelo fatto di fraternità, di pace e di fiducia nella Provvidenza divina.
Otto secoli dopo la sua morte, la voce di Francesco continua a ricordarci che la gioia del cristiano nasce dalla semplicità del cuore e dalla libertà di chi sceglie Dio, unico vero bene.

Fabio Venturini