Il “libero religioso” Aldo Capitini

A Pontremoli l’incontro sulla figura del padre del movimento nonviolento italiano

Aldo Capitini (1899-1968)

Importante, intenso, partecipato sono gli aggettivi che più adeguatamente descrivono l’incontro, organizzato a Pontremoli dal “Cantiere per la Pace”, sulla figura immeritatamente poco conosciuta di Aldo Capitini.
Filosofo, pedagogista, attivista per la pace, “libero religioso”, padre del movimento nonviolento italiano e molto altro, Capitini appartiene di fatto a quella parte di umanità che le definizioni “non definiscono” e i contorni stentano a racchiudere.
Uomo profondamente e “integralmente” libero da strutture religiose, partitiche o ideologiche, e forse proprio per questo tanto ignorato dalla cultura e dalla politica nazionali, si può considerare a pieno titolo uno degli intellettuali italiani più lungimiranti e innovativi del Novecento.
A parlarne, nelle “Stanze del Teatro La Rosa”, ad un pubblico attento e partecipe, due relatori d’eccezione: Enrico Peyretti, classe 1935, saggista, attivista per la pace, ricercatore e divulgatore presso il Centro Studi Domenico Sereno Regis di Torino (uno tra i più importanti e riconosciuti centri italiani di promozione della cultura della nonviolenza) ed Emanuele Follenti, docente di italiano, storia, latino nei licei (laureatosi nel 2018 proprio con una tesi su Capitini), ricercatore nell’ambito della teoria nonviolenta nella storia contemporanea e autore del libro “Una Storia nonviolenta. Aldo Capitini e il Seminario internazionale del 1963”.

Aldo Capitini alla “Prima Marcia per la Pace e la Fratellanza tra i Popoli” da Perugia ad Assisi, il 24 settembre 1961 (foto da https://www.perugiassisi.org/)

L’incontro, di circa quattro ore, introdotto e coordinato da Gaetano Testini con la collaborazione di Luca Betta, ha visto, nella prima parte, gli interventi dei due oratori, che, alternandosi tra loro con garbo e naturalezza, hanno diffusamente illustrato la vita, il pensiero e l’azione di Capitini, nonché i suoi rapporti con le personalità più ragguardevoli del suo tempo (Giovanni Gentile, Norberto Bobbio, Danilo Dolci solo per citare alcuni nomi).
Nella seconda parte, invece, molto spazio è stato lasciato ai numerosi interventi e alle tante domande del pubblico, che unitamente alle risposte, ai chiarimenti e agli approfondimenti di Follenti e Peyretti hanno dato vita ad un dibattito vivace e di ampio respiro.
Oltre alla personalità e allo stile comunicativo dei due relatori, anche la scelta degli organizzatori, di dare all’incontro un tono più informale (tempi distesi, disposizione circolare delle sedie, un breve momento conviviale tra la prima e la seconda parte della serata) ha probabilmente favorito la partecipazione spontanea di tutti i presenti e contribuito al successo dell’iniziativa.
Unico rammarico: forse in questi tempi di violenza sconsiderata, dove la legge del “più forte”, “del più ricco” e “del meglio armato” spadroneggia senza limiti, senza pietà e senza un minimo di umana decenza, un incontro sul pensiero e l’azione di Aldo Capitini, definito da più parti il “Gandhi italiano”, avrebbe meritato qualche presenza in più.

Giovanna Bianchi