Riflessioni e proposte sul tema della proroga per altri tre anni della sospensione di un ufficio così importante

Ho appreso con sorpresa la recente comunicazione relativa alla proroga di ulteriori tre anni della sospensione dell’ufficio di padrino e madrina per i Sacramenti del Battesimo e della Confermazione.
Pur comprendendo le motivazioni pastorali che hanno condotto a tale scelta, e riconoscendo la responsabilità e il discernimento che competono al Vescovo nel governo della Diocesi, sento tuttavia il desiderio di condividere una riflessione maturata nel servizio che svolgo, seppur modestamente, accanto ai catechisti e alle famiglie.
Tra molti operatori pastorali laici vi era l’attesa di una progressiva normalizzazione di questo ufficio, nella convinzione che, nel contesto attuale di crescente secolarizzazione e di progressivo allontanamento delle nuove generazioni dalla vita ecclesiale, i momenti sacramentali – in particolare il Battesimo dei bambini e la Cresima – rappresentino occasioni preziose di riavvicinamento alla Chiesa per tante famiglie.
Sappiamo che il padrino e la madrina non sono figure simboliche o meramente affettive, ma svolgono un autentico compito ecclesiale, come previsto dal Diritto Canonico (can. 872-874; 892-893): accompagnare il battezzato e il cresimato nel cammino di fede, sostenere la famiglia nell’educazione cristiana, testimoniare con la propria vita la coerenza evangelica.
Proprio in un tempo in cui molti bambini e ragazzi crescono in ambienti culturalmente distanti dalla fede, tale figura potrebbe diventare una risorsa pastorale fondamentale, se adeguatamente formata e responsabilizzata.

Per questo, più che una sospensione prolungata, si potrebbe valutare l’introduzione di un percorso formativo obbligatorio per padrini e madrine, articolato in almeno 4-5 incontri, con finalità non burocratiche ma evangelizzatrici.
Il percorso potrebbe aiutare a comprendere: il significato cristiano del Battesimo e della Confermazione; il senso del “rinascere dall’acqua e dallo Spirito”; i segni sacramentali (acqua, olio, luce, veste bianca); la responsabilità ecclesiale del padrino e/o della madrina; il ruolo dei genitori e dei padrini nella crescita cristiana del bambino; la testimonianza cristiana nella vita quotidiana; la riscoperta personale della fede.
Gli incontri, di carattere formativo e dialogico, potrebbero prevedere momenti di presentazione, ascolto, condivisione, spazio per domande e riflessioni comuni, oltre a un tempo di preghiera con la Parola di Dio.
Al termine del percorso, un attestato di idoneità – analogo a quello previsto per il corso prematrimoniale – potrebbe rappresentare non un ostacolo, ma un segno di consapevolezza e responsabilità.
L’intento non sarebbe quello di selezionare, bensì di accompagnare, offrire un’occasione autentica di evangelizzazione; trasformare un gesto tradizionale in un cammino di fede; responsabilizzare adulti battezzati spesso lontani dalla pratica ecclesiale.
Certo bisognerebbe confidare nella maturità dei fedeli e nella guida sapiente e determinata dei Pastori. In definitiva credo che investire nella formazione dei padrini e delle madrine possa costituire un segno profetico e una concreta risposta pastorale alla crisi della trasmissione della fede.
Edamo



