Trentasette denunce per la manifestazione Pro Palestina di Massa

Con l’accusa di occupazione della stazione ferroviaria nel corso della manifestazione del 3 ottobre. Previsto sabato 24 un corteo di protesta

“La protesta non è reato”. Lo grideranno forte in piazza il prossimo 24 gennaio – ritrovo alle ore 10 in Piazza IV novembre, di fronte alla stazione ferroviaria di Massa – le 37 persone che sono state raggiunte dall’avviso della Procura massese sui fatti dello scorso 3 ottobre.

Con loro scenderanno in piazza anche numerosi manifestanti che oltre a solidarizzare con le persone raggiunte da denuncia, difenderanno anche il principio costituzionale della possibilità di esprimere il proprio pensiero, anche manifestando la propria protesta rispetto a scelte politiche non condivise.

Tutto nasce dai fatti accaduti alla stazione di Massa il 3 ottobre durante le iniziative in solidarietà con il popolo palestinese e a sostegno dell’iniziativa della Flotilla, in concomitanza con lo sciopero generale indetto da Cgil, Usb e altre sigle sindacali. Quel giorno un corteo partecipato e pacifico ha raggiunto la stazione ferroviaria del capoluogo apuano dando vita a un’invasione simbolica dei binari senza scontri, senza danneggiamenti e senza alcuna tensione con le forze dell’ordine.

A distanza di mesi, la risposta è arrivata in maniera forte ed inattesa con la Questura che ha notificato 37 denunce per la manifestazione e per l’occupazione della stazione ferroviaria, avvenuta in una giornata di sciopero, nella quale la circolazione dei treni era già sospesa. I provvedimenti, adottati in applicazione del cosiddetto Decreto Sicurezza, contestano i reati di interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non autorizzata, con le aggravanti previste. Ai procedimenti penali si aggiungono inoltre circa cinquanta sanzioni amministrative.

Le denunce riguardano il partecipato corteo che attraversò la città di Massa e coinvolgono studenti e studentesse, sindacalisti e numerose persone attive in associazioni e realtà sociali del territorio. Tra i destinatari degli atti della Procura figurano anche il segretario organizzativo della Cgil Toscana Paolo Gozzani, il segretario generale della Cgil Massa Carrara Nicola Del Vecchio, i segretari generali della Fp e della Fiom di Massa Carrara Alessio Menconi e Umberto Faita e il presidente provinciale dell’Anpi, Giancarlo Albori. (r.s.)

Le dure reazioni di CGIL e dell’ANPI

Inaccettabile criminalizzare il dissenso

Il corteo pro Palestina a Massa
Il corteo pro Palestina a Massa

Sono dure e allo stesso tempo preoccupate le reazioni del mondo sindacale e delle associazione alla notizie delle 37 denunce da parte della Questura.

La Cgil Toscana ritiene “inaccettabile che il dissenso sociale e politico venga trattato come un problema di ordine pubblico e che la protesta venga trasformata in reato. Così si comprimono spazi democratici fondamentali e di colpire chi chiede pace, diritti e giustizia, manifestando anche il proprio dissenso verso l’inerzia e le responsabilità del governo italiano di fronte a quanto sta accadendo in Palestina”. La Cgil Toscana sarà al fianco delle persone coinvolte, “a tutela delle libertà costituzionali e del diritto di manifestare pacificamente, che rappresentano un pilastro irrinunciabile della democrazia. Seguiranno valutazioni e iniziative sia politiche che nelle sedi opportune, anche a tutela dei diritti delle persone coinvolte e della libertà di manifestazione”.

Per Nicola Del Vecchio, segretario generale Cgil Massa Carrara, l’operazione messa in campo dalla Procura di Massa Carrara, “utilizza a piene mani il cosiddette diritto penale del dissenso, ossia quel microsistema di norme che incriminano, limitando l’esercizio delle libertà costituzionali, tutte le forme di dissenso”. “Nessuna offensività, nessun pericolo per l’ordine pubblico. Viene dunque da pensare che lo scopo del livello nazionale, trasmesso ai territori, sia uno: punire chi è sceso in piazza contro il genocidio in corso a Gaza, esprimendo anche la propria contrarietà al silenzio e all’immobilismo complice del governo italiano”, conclude il sindacalista.

Anche l’ANPI Provinciale Massa-Carrara “esprime la massima, totale e incondizionata solidarietà al proprio presidente, ai dirigenti sindacali, regionali e provinciali, di CGIL e USB e a tutte le persone colpite dai provvedimenti giudiziari. Colpire il presidente dell’ANPI significa colpire l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia nel suo insieme. Significa colpire la memoria della Resistenza, l’antifascismo, la Costituzione repubblicana”.

Sottolineando con preoccupazione come “non possiamo non richiamare alla memoria pagine oscure della nostra storia, quando la repressione veniva usata come strumento per intimidire e isolare chi si opponeva al potere. La criminalizzazione del dissenso è sempre il segnale di una democrazia in sofferenza”.