Da due giovani lunigianesi residenti all’estero ci siamo fatti raccontare la loro storia e come vedono la loro terra di origine da dove vivono
Fondazione Migrantes Oltre 6 milioni gli italiani che oggi vivono all’estero
Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes presentato qualche mese fa consegna l’immagine di un’Italia in movimento, con oltre 6,4 milioni di connazionali oggi residenti all’estero, un numero superiore di quasi un milione rispetto a quello degli stranieri in Italia. Un fenomeno ormai strutturale che, negli ultimi vent’anni, ha visto più di 1,6 milioni di italiani espatriare alla ricerca di opportunità professionali e personali.
Anche la provincia di Massa-Carrara è in prima linea in questa nuova “ondata” di flussi migratori. Un partire che però non è più quello di chi parte “per terre assai lontane”, come nel Dopoguerra, per fuggire alla miseria, ma una partenza voluta e cercata, per valorizzare le competenze acquisite in Italia e portarle a frutto all’estero. Abbiamo raccolto le storie e le traiettorie di questa nuova emigrazione, attraverso le testimonianze di due lunigianesi, Valentino Conti e Francesco Giumelli, che parlano europeo ma conservano radici ben piantate a casa. (c.f.)
Valentino Conti – CFO UK & Ireland di Ferrero
A Londra un’apertura mentale che manca all’Italia e al nostro territorio
Forse non tutti sanno che c’è della Lunigiana nella Nutella. Quantomeno in quella londinese. Non tra gli ingredienti ma tra chi deve venderla e “far tornare i conti”.
A Londra, ai vertici di Ferrero, una delle maggiori aziende dolciarie al mondo, c’è un lunigianese doc: Valentino Conti, classe 1975, nato e cresciuto ad Aulla ed oggi Chief Financial Officer UK & Ireland di Ferrero.

Diploma al liceo scientifico di Villafranca, laurea in Economia a Pisa, per arrivare a Londra sei passato dal Piemonte e dal Lussemburgo
Sono entrato in Ferrero nel 2007 dopo un’esperienza di quasi 7 anni, in Fiat a Torino. Ho iniziato ad Alba dal controllo di gestione poi man mano ho ricoperto incarichi più importanti e mi è stato poi chiesto di trasferirmi in Lussemburgo come responsabile del controllo industriale di Gruppo e poi come CFO Middle East e Africa.
Uno stato, in crescita, popolato in larga parte da lavoratori stranieri…
Un crocevia di culture e persone, in cui tutti eravamo stranieri. Un paese che ha trovato il modo di attrarre persone e capitali, in cui ho vissuto bene. E’ lì che ho conosciuto mia moglie e lì che sono nati i miei bambini, Samuele e Eva. Londra però è un’altra cosa. Vivo qui da quando sono stato nominato CFO per quest’area ed è un contesto incredibile, esci in strada in una metropoli e provi lo straniamento di sentirti solo al mondo, ma, allo stesso tempo, cittadino del mondo. Ti dà una grande apertura mentale.
E come sono l’Italia e la Lunigiana viste da oltre Manica?
Se ne vedono i limiti ma anche i pregi. Il vero limite è la chiusura mentale: l’incapacità di vedere oltre i particolarismi e i campanilismi. In Lunigiana, ma anche in Italia, bisognerebbe fare sistema: guardare insieme a come valorizzare un territorio e renderlo attrattivo senza concentrarsi sui distinguo.
Però abbiamo anche qualche pregio?
Certo. Il saper dare valore alle piccole cose, la capacità di adattamento e lo spirito di sacrificio sono stati sempre importanti per me, per mantenere un equilibrio nei contesti sempre nuovi e “demanding” in cui mi sono trovato a lavorare. Sono contento che i miei figli crescano a Londra, avranno opportunità e quello sguardo sul mondo che sarebbe difficile dare loro altrove, ma cerco comunque anche di ancorarli ai piccoli riti familiari. Un esempio? La tradizione di vedere con tutta la famiglia le partite del Milan come mio padre faceva con me.
Per finire cosa ti manca di più di Aulla e della val di Magra?
Ovviamente la mia famiglia. E il contesto sociale. Quando vivi all’estero costruisci dei rapporti ma non sono gli amici che incontri per strada o che sai di trovare al bar o facendo un giro alla fiera. E poi si dice che a Londra si trova da mangiare qualsiasi cosa: purtroppo però non i panigacci!
(Chiara Filippi)
Francesco Giumelli – Associate Professor of International Relations, University of Groningen (NL)
Abbiamo eccellenze ma rifiutiamo di imparare dagli altri
Bologna, Brighton, Boston, Firenze, in mezzo “tappe” in Israele e in Rio de Janeiro, e poi Praga e, oggi, l’Olanda a Groningen: il percorso che ha portato il pontremolese Francesco Giumelli fuori dalla Lunigiana è iniziato più di 20 anni fa quando da universitario a Bologna ha scelto di fare l’Erasmus in Inghilterra. Oggi Francesco è professore associato all’Università di Groningen, nel nord dell’Olanda, dove insegna Relazioni Internazionali. Vive in Olanda dal 2013 dopo aver insegnato alla Metropolitan Univerity Prague è autore di varie pubblicazioni e ha collaborato con Università, Governi e organizzazioni internazionali in tutto il mondo.

Come vede un “cittadino del mondo” oggi la Lunigiana?
Ogni volta che torno la trovo sempre più vuota. Le aree appenniniche, le valli come la nostra, purtroppo soffrono l’urbanizzazione, che è un fenomeno globale. L’Italia e la Lunigiana stanno perdendo i ragazzi che hanno educato, i giovani più formati si trasferiscono all’estero perché il nostro Paese sta perdendo la capacità di attrarre persone.
Quale è secondo te la causa principale di questo fenomeno?
Credo sia, innanzitutto, il provincialismo. Pensiamo di essere i migliori in tanti campi, alimentiamo la nostra presunta superiorità senza renderci conto che fuori ci sono paesi che stanno crescendo e cambiando con un altro passo. Abbiamo eccellenze, ma non capiamo che il mondo avrebbe molto da insegnarci. E facciamo fatica a fare sistema.
Annosa questione, anche in Lunigiana…
Siamo un coro di solisti. Così come in Lunigiana riusciamo a litigare a livello di Unione dei Comuni, allo stesso modo in Italia non riusciamo a fare sistema in ambito economico: in un sistema globale in cui serve l’economia di scala non puoi competere con piccole aziende. E noi abbiamo solo piccole o medie imprese.
C’è qualcosa del tuo essere lunigianese che ti ha dato un qualche vantaggio nella tua esperienza di vita all’estero?
Sono figlio di questa terra, quello che siamo dipende sempre da dove veniamo. Abbiamo, ad esempio, una migliore capacità di gestire l’imprevisto. In Italia viviamo la crisi come condizione di normalità e per questo siamo capaci di gestirla meglio di altri paesi. Credo che l’aver vissuto in un contesto “ruvido” e spesso conflittuale come quello lunigianese (ma comunque sempre “affettuoso”) mi abbia reso più semplice gestire situazioni di tensione, rispetto a colleghi che vengono da ambienti più “ovattati”.
Una domanda difficile: torneresti?
Resto molto legato all’Italia, ma ci sono cose ora che farei fatica ad accettare come tante ingiustizie legalizzate, una certa gestione del potere anche patriarcale, una sanità pubblica che non funziona come dovrebbe. Poi però ci sono comunque il sole, gli affetti, la nostalgia. Insomma: tornerei ma non a qualunque costo.
Possiamo dire che ti manca più la Lunigiana dell’Italia?
Adoro proprio l’estetica della Lunigiana, ho la foto in ufficio e sul mio sito. E confesso quello che è un mio guilty pleasure ogni volta che torno: vado a vedere la Lunigiana da Belvedere di Bassone, la migliore vista della vallata con le Apuane sullo sfondo. (c.f.)



