A Pontremoli una casa per accogliere le ragazze dell’IPM

Siglata una convenzione tra il Comune e la Diocesi. La struttura si trova in piazza dei Macelli e offrirà un punto d’appoggio alle famiglie in visita e per le giovani che sono in uscita dall’istituto.

Uno scorcio di piazza Macelli
Uno scorcio di piazza Macelli

Un luogo dove le ragazze possano trovare un rifugio sicuro per ripartire nella vita. Questo è lo spirito con cui è stata recentemente siglata la convenzione tra il Comune di Pontremoli e la Diocesi di Massa Carrara, con quest’ultima cui è stato affidato un appartamento al primo piano in piazza dei Macelli, per la realizzazione di interventi di accoglienza a favore di soggetti in stato di disagio.

Al centro di questa progettualità ci sono le ragazze dell’Istituto Penale Minorile, con la creazione di una casa di accoglienza capace di ospitare sino a cinque giovani. In particolare si prevedono due utilizzi con da un lato un punto d’appoggio alle famiglie in visita e dall’altro per le giovani che sono in uscita dall’istituto.

don Giovanni Perini
don Giovanni Perini

Per quanto concerne il primo utilizzo don Giovanni Perini, cappellano dell’IPM di Pontremoli, spiega come “Le famiglie delle ragazze siano spesso molto semplici e con risorse economiche limitate. I viaggi sono lunghi e costosi: gli istituti penali minorili femminili in Italia sono solo due e le ragazze arrivano da tutta Italia. Non sempre è possibile venire in giornata, ma per un’adolescente il contatto con la famiglia è fondamentale. Avere una casa a disposizione rende possibile questo incontro”.

E allo stesso modo don Perini sottolinea anche l’importanza dell’alloggio nel momento dell’uscita dal carcere: “Può capitare che una ragazza venga scarcerata senza un riferimento familiare immediato o con la necessità di una sistemazione provvisoria. Disporre di un alloggio, anche temporaneo, è fondamentale per il passaggio dal “dentro” al “fuori” e per un reinserimento sociale reale. È una grande risorsa, tanto per le ragazze quanto per le loro famiglie”. La concessione dell’immobile ha una durata di due anni, rinnovabili con l’accordo delle parti, con un canone d’affitto a carico della Diocesi di 600 euro mensili.

Don Maurizio Manganelli, direttore della Caritas diocesana, un progetto che fa parte di un impegno più ampio da parte della Diocesi

Ma come evidenzia don Maurizio Manganelli, direttore della Caritas diocesana, questa progettualità è solo l’ultimo tassello di un impegno più ampio portato avanti dalla pastorale carceraria della Diocesi e che va oltre l’assistenza spirituale, traducendosi in percorsi concreti di crescita personale, responsabilizzazione e consapevolezza, fondamentali per un reinserimento reale e duraturo.

Una dimensione educativa e relazionale che ha trovato una sintesi significativa nel progetto “Rinascita”, finanziato con i fondi 8xmille 2025.

Il progetto ha registrato una partecipazione attiva delle ragazze e riscontri positivi da parte di educatori e operatori. Le attività proposte hanno favorito la coesione del gruppo, migliorato la comunicazione e offerto strumenti per una maggiore consapevolezza di sé, restituendo spazi di normalità spesso assenti nella quotidianità carceraria.

Don Maurizio Manganelli

“Dallo scorso anno – spiega don Manganelli – insieme a don Perini, seguiamo un progetto per sostenere le ragazze nel loro percorso di crescita in una situazione così particolare come quella di un’adolescenza segnata dalla detenzione. Come pastorale carceraria abbiamo sentito l’esigenza e l’urgenza di essere presenti in questo contesto, sostenendo il lavoro dei volontari e del cappellano e contribuendo, insieme alla direzione dell’Istituto, a creare un clima favorevole alle relazioni e alla crescita personale. Quest’anno il progetto continua e viene ampliato attraverso la creazione di percorsi formativi, momenti di sensibilizzazione della comunità e la predisposizione di un alloggio che servirà da appoggio per le famiglie delle ragazze o per le ragazze stesse una volta uscite dal carcere”.

A partire da questo percorso prende forma il progetto “Jobel”, attivo da novembre 2025 e operativo nel corso del 2026. Un passaggio che mette in continuità il lavoro educativo svolto all’interno del carcere con l’accompagnamento nel delicato passaggio verso l’esterno.

All’interno dell’IPM proseguiranno le attività ludico-sportive con due operatori dedicati e saranno avviati nuovi corsi formativi – estetica, parrucchiera, orientamento al lavoro e allo studio – insieme all’allestimento di materiali per laboratori e di una “stazione di bellezza”, pensata come strumento educativo per rafforzare l’autostima, la cura di sé e la percezione del proprio valore. Progettualità che si vanno quindi a sommare e integrare con la creazione della casa di accoglienza in piazza dei Macelli.

Ma oltre al lavoro educativo e di accompagnamento delle ragazze, “Jobel” investe in modo deciso anche sulla sensibilizzazione della comunità, considerata una condizione indispensabile per la riuscita dei percorsi di reinserimento.

Per questo sono previsti incontri pubblici, momenti formativi e percorsi di confronto sui temi della giustizia riparativa, con il coinvolgimento di scuole, associazioni, realtà ecclesiali e cittadini. Un modo per preparare la società ad accogliere, al di là dei pregiudizi, le ragazze nella comunità. (r.s.)