
“Prima i bambini”: è il cuore del messaggio inviato dai Vescovi italiani in occasione della 48° Giornata nazionale per la Vita. Da ogni parte si sente sbandierare lo slogan con a parola “First”, “prima”. Prima l’America, prima l’Europa, prima l’Italia, prima… i propri interessi. L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei. Gesù li presenta come modello col loro “lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… Sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo”.
Apparentemente, se si guarda alle grandi dichiarazioni, questo primato sembra accolto nella cultura avanzata contemporanea. Le carte e i trattati internazionali hanno applicato ai fanciulli la più vasta enunciazione dei diritti dell’uomo. Nella Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo del 1959 si legge che «l’umanità deve dare al bambino il meglio di sé stessa». Così il figlio da una posizione subalterna acquista un ruolo centrale. Lo afferma a chiare note la Convenzione del 1989 sui diritti del bambino, che all’articolo 3 così recita: «In tutte le azioni riguardanti i bambini, se avviate da istituzioni di assistenza sociale, private o pubbliche, tribunali, autorità amministrative o corpi legislativi, i maggiori interessi del bambino devono costituire oggetto di primaria considerazione».

Peccato che spesso gli enunciati ed i “diritti” rimangano scritti sulla carta senza effettiva concretizzazione. Non si tratta solo dei bambini non nati o dei bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo. I Vescovi ricordano anche le vite di bambini spesso asservite agli interessi dei grandi.
Pensiamo ai tanti bambini “vittime collaterali” delle guerre: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame… ai bambini-soldato, rapiti e utilizzati come “carne da cannone” nei tanti conflitti che si combattono in varie parti del globo… ai bambini cui viene sottratto il diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale… ai bambini implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge… ai bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa… ai bambini-lavoratori, privati dell’infanzia perché inquadrati come manodopera a basso costo dai “caporali” di turno, in contesti di degrado sociale e abbandono scolastico. L’elenco è lungo. C’è chi non si rassegna e vuol ricordare che una civiltà degna di questo nome ama veramente i bambini, li aiuta a nascere, li aiuta a crescere. Prima i Bambini.
Giovanni Barbieri



