A ridimensionare le scuole toscane ci penserà il governo: tre accorpamenti anche a Massa Carrara

Pugno duro del Consiglio dei Ministri nel conflitto con Regione Toscana e altre tre regioni sul dimensionamento scolastico

Il Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara
Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara

Non è solo una guerra politica tra regioni di centrosinistra e governo di destra, o uno dei tanti conflitti istituzionali sorti dopo la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001: il nuovo scontro sul dimensionamento scolastico tra Toscana e governo riguarda il rapporto scuola-territorio e la vita delle comunità scolastiche delle aree marginali come la Lunigiana.

L’ultimo atto di questa vertenza è di lunedì scorso, quando il Consiglio dei ministri ha deliberato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora proceduto alla terza puntata degli accorpamenti degli istituti scolastici secondo il piano triennale voluto dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: una misura che si concretizza nell’affidare ad un solo dirigente scolastico e ad un solo direttore amministrativo la gestione di due scuole a loro volta organizzate su più sedi; nei fatti un taglio con ricadute sulle piante organiche del personale Ata, sulla qualità della progettazione didattica e sul benessere di studenti e docenti.

Il governo commissaria le regioni e attuerà gli accorpamenti.

Il provvedimento ministeriale è arrivato dopo mesi di tensioni. Il 29 settembre la Regione Toscana aveva deciso di non procedere a nessuno dei 16 accorpamenti richiesti quest’anno (3 in provincia di Massa Carrara), in attesa dell’esito di un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale.

Ma prima che la Consulta si pronunciasse (lo avrebbe fatto a metà novembre, dando ragione al governo), il 27 ottobre la giunta presieduta da Eugenio Giani aveva fatto retromarcia, dopo la diffida del Ministero dell’Istruzione ad adempiere, pena l’addebito alla Regione dei danni erariali conseguenti al mancato ridimensionamento della rete scolastica. A quel punto la palla è passata nelle mani delle conferenze zonali e delle Province, titolari dell’offerta formativa scolastica.

In Alta Lunigiana fusione in vista per i comprensivi Ferrari e Tifoni.
La sede dell'istituto Ferrari in via dei Martiri della Libertà a Pontremoli
La sede dell’istituto Ferrari in via dei Martiri della Libertà a Pontremoli

A Massa Carrara la scure dei tagli, secondo i calcoli della Regione, avrebbe dovuto cadere sull’istituto tecnico e liceale Meucci di Massa (-96 iscritti rispetto al numero minimo previsto), sugli istituti comprensivi Massa 6 e Malaspina di Massa (-92 e -47 iscritti rispettivamente), il Tifoni di Pontremoli e Zeri (-44) e sul liceo Marconi di Carrara (-40). Il 18 novembre, il consiglio provinciale, ancora a guida Lorenzetti, si mosse in maniera diversa: per salvare l’autonomia del Meucci – “scuola di centrale importanza per il futuro occupazionale del territorio” secondo l’ormai ex presidente della Provincia – deliberò l’accorpamento del Liceo Scientifico Marconi con l’IIS Zaccagna-Galilei, entrambi a Carrara e l’unione dell’IC Massa 6 con l’IC Malaspina, a Massa.

Per quanto riguarda la Lunigiana, Palazzo Ducale scelse di non procedere, in linea con quanto stabilito dalla Conferenza zonale Istruzione, all’accorpamento tra il Tifoni e il Ferrari di Pontremoli-Filattiera-Mulazzo, demandando l’atto al potere sostitutivo della Regione. Tutto finito? Non proprio: il primo dicembre Firenze ha deciso di sospendere tutti gli accorpamenti, sia quelli deliberati dalle province, sia quelli affidati al potere della Regione stessa. Il motivo? L’attesa dell’esito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica sulle errate stime, della popolazione scolastica, che secondo la Regione conta 8 mila alunni in più del dato utilizzato dal Ministero per determinare gli accorpamenti.

Un altro colpo alle scuole delle aree marginali

Si è arrivati quindi al commissariamento di lunedì scorso, atto inedito per quanto riguarda la scuola ma previsto dall’articolo 120 della Costituzione. Sarà quindi un commissario di governo a procedere agli accorpamenti: sia quelli già sanciti dal consiglio provinciale, sia quelli non deliberati, come nel caso dei due istituti comprensivi dell’Alta Lunigiana, che a questo punto appaiono come i candidati naturali a diventare un’unica scuola.

Salvo sorprese, che non sono da escludersi, dato il livello dello scontro (di “atto vendicativo” hanno parlato i sindacati della scuola, mentre le opposizioni hanno denunciato la “miopia” del governo), la Toscana verrà riallineata sul livello medio di 900-1.000 alunni per istituzione scolastica, tenendo conto delle soglie minime di 400 alunni per le scuole delle aree periferiche e di 600 alunni per quelle non periferiche.

(Davide Tondani)