Il 13 novembre la Chiesa festeggia il Santo francese di Tours allievo di San Martino

Se San Martino, è il santo “principe” di novembre, il mese propone anche la festa liturgica di San Brizio, un suo allievo, nato nella provincia di Tours, la città dove il primo fu vescovo per oltre un quarto di secolo. San Brizio, francese, visse a cavallo fra il IV e il V secolo, morto nel 444 al termine di una vita lunga quanto tormentata.
Educato proprio nell’abbazia di Marmoutier fondata dal Vescovo Martino nel 372, Brizio non fu un discepolo facile: carattere ribelle, poco incline alla vita povera e alle regole del monastero ebbe anche un rapporto difficile con il maestro che tuttavia aveva visto in quel giovane qualità tali che lo spinsero a sorvolare su atteggiamenti che non di rado si sfogavano proprio sull’insegnante.
Come quella volta che Brizio si spinse fino a deriderlo in pubblico, suscitando le critiche di molti che chiedevano al Vescovo oggetto degli scherni di prendere provvedimenti. Ma in quella come in altre occasioni Martino era solito ripetere: “Se Cristo ha sopportato Giuda non debbo io sopportare Brizio?”.

Alla fine ebbe la meglio, formando quel discepolo ribelle, coltivando le sue qualità umane e di fede a tal punto che fu proprio Brizio a succedergli quale Vescovo di Tours, cattedra sulla quale sedette per decenni. Questo nonostante l’avversità di molti prelati, alcuni dei quali intrapresero molte azioni per screditarlo; la più nota è probabilmente quella che portò anche al primo miracolo.
La tradizione vuole infatti che venisse accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna che poi diede alla luce un bambino; quando questi aveva appena tre mesi venne portato al cospetto di Brizio quale prova della colpa. Ma il Vescovo si rivolse al neonato chiedendogli di dire chi fosse il padre: ed egli, miracolosamente, rispose che Brizio non lo era.
Altre accuse lo obbligarono comunque a lasciare momentaneamente la cattedra vescovile e trasferirsi a Roma per chiedere la riabilitazione a Papa Sisto III; un’assenza che si protrasse per alcuni anni, ma alla fine la ottenne e al suo ritorno nella città francese venne acclamato dalla folla. Alla sua morte venne sepolto a Tours nella chiesa di San Martino che egli stesso aveva fatto edificare.

Il culto di San Brizio si sviluppò immediatamente, diffondendosi in vaste aree, ma nei secoli la chiesa fu oggetto di varie profanazioni, la più furiosa delle quali messa in atto dagli Ugonotti nel 1562 che distrussero le cinque casse d’argento che contenevano le reliquie di San Martino, San Brizio, San Perpetuo, San Eustochio, Sant’Eufronio e San Gregorio di Tours.
I pochi resti mortali di San Brizio scampati al rogo degli Ugonotti sono conservati nella chiesa pugliese di Calimera, dove è stato eletto a patrono. Qui nella cultura popolare è ricordato anche come “San Brizio de li turdi”: il 13 novembre, infatti, coincideva con l’arrivo dei tordi impegnati nella loro migrazione annuale.
Paolo Bissoli



