A colloquio con alcuni produttori locali che ci confermano come quest’anno le castagne siano abbondanti e di ottima qualità. Inoltre si segnala l’ottima notizia del ripopolamento dei boschi con il ritorno alla raccolta in molte aree del territorio lunigianese.
Dopo un periodo di quasi totale abbandono dei nostri castagneti a causa dello spopolamento dei borghi, da qualche anno è ricominciata la raccolta delle castagne da parte di pensionati tornati “a ca’“, affiancati da figli e nipoti.
Un’economia, insieme alla raccolta dei funghi, redditizia che ha portato alla pulitura e potatura dei castagneti valorizzandoli ed arricchendo il patrimonio rurale della Lunigiana.

E quest’anno nel nostro territorio la stagione è andata oltre le aspettative.
Le piante hanno regalato frutti abbondanti e soprattutto sani, con una presenza minima di bacatura da insetti.
Barbara Maffei, della Società Cooperativa Agricola “Montagna Verde” di Apella, nel comune di Licciana, è soddisfatta: “Un raccolto abbondante e di buona qualità, come non se ne vedevano da diversi anni. Anche dal punto di vista sanitario, le castagne si presentano sane e con pochissimi danni da insetti. Avevo paura che l’abbondanza del raccolto potesse inficiarne la qualità ma invece dopo un primo assaggio la farina è davvero ottima”.
La produzione nell’Azienda dei “Fratelli Malatesta” a Bagnone
Per quanto riguarda la zona del bagnonese la filiera delle diverse fasi del ciclo produttivo della castagna (raccolta, essicazione, trasformazione e vendita) avviene nell’Azienda dei “Fratelli Malatesta”, fondata dal padre Sergio, affiancato dalla moglie Teresa, quasi mezzo secolo fa, con sede a Vico, vicino agli antichi mulini ad acqua sul torrente Acquetta. “La raccolta quest’anno – ci dicono Elisa, Stefano, Melissa e Carmen – è stata abbondante.
Castagne sane raccolte soprattutto a Vico, Treschietto, Iera, Compione toccando la cifra record di 500 quintali che ha reso circa 50 quintali di dolce farina particolarmente ricercata da negozi che hanno un occhio di riguardo per i prodotti di “nicchia” nel rispetto delle caratteristiche identitarie della nostra terra favorendo, anche, il coinvolgimento di scuole ed operatori nel campo gastronomico”.

Accanto all’azienda commerciale spicca la neo-azienda agricola di Francesca ed Alessio. Giovani entusiasti, intraprendenti e creativi che hanno deciso di continuare nel solco dei nonni e dei genitori puntando sui prodotti “D.O.P.”. A tal fine hanno recuperato l’ultimo gradile esistente a Treschietto, in località Querceto, ed appartenuto allo storico pastore Ettore Fornesi che trascorreva, con il bestiame, la transumanza in Badignana, risistemandolo con travi in legno e bruciando per l’essicazione, ciocchi di castagno, come da certificazione della Regione Toscana.
Orgogliosi, i due giovani, di aver ottenuto circa 200 kg di farina “D.O.P.” unitamente ad una consistente quantità di prodotti esclusivamente biologici a partire dalla cipolla e marmellate dando stura a diverse attività di divulgazione dei prodotti che mantengono genuinità e bontà. La farina, bianca e dolce, un tempo piatto dei poveri, è diventata un piatto ricercato pure all’estero. Francesca ed Alessio, infatti, hanno grandi richieste dalle grosse catene di distribuzione e dalla Corsica dove risiedono tanti discendenti dei Lunigianesi che, attorno agli anni Trenta, avevano raggiunto l’isola, per lavoro.
Ivana Fornesi
Un’economia di nicchia che sta ritrovando spazio nel territorio
Quella delle castagne è una storia speciale, strettamente legata alla tradizione della nostra montagna: non si parla più di un semplice albero o di un frutto, ma di una vera e propria civiltà. Lo dimostra il fatto che tante piccole realtà continuino la produzione e questo al fatto permette che un’intera comunità possa mantenersi viva. Inoltre molti privati e piccole aziende stanno recuperando vecchi castagneti abbandonati o impiantandone di nuovi, anche se di piccole dimensioni, spesso con castagni innestati, selezionati per la qualità del frutto. Piccole aziende che gestiscono tutta la fase della produzione dalla raccolta all’essiccazione.
Come il caso, a Torrano, dell’azienda di Samantha Angella, che trova supporto anche nell’esperienza del padre Sauro il quale ci ha raccontato come l’azienda della figlia sia operativa di 7-8 anni “ma che in realtà ha ripreso in mano una tradizione famigliare lunga almeno 50 anni”. Con questa attività si è quindi dato vita ad un importante opera di riqualificazione del bosco, con castagneti che si sviluppano su un’area di circa quattro ettari.
E poi il gradile che è “antichissimo, ma che osserva tutte le norme di sicurezza”, come sottolinea con orgoglio Angella padre, che rende possibile la difficile arte della seccatura della castagne “bisogna essere bravi a dosare la forza della fiamma se è debole, si spegne e le castagne “seccano male”, se la fiamma è troppo forte le castagne si bruciano”.
E andando alle castagne la qualità della raccolta “è stata decisamente positiva, soprattutto nella prima fase. Poi c’è stato un peggioramento ma comunque noi le selezioniamo per mantenere alta la qualità della farina”. Tanto che dei circa 7-8 quintali di farina di castagne che vengono realizzati quasi tutti sono già prenotati da un anno all’altro, e i pochi sacchetti che avanzano vengono smerciati nel giro di due, tre settimane “ne teniamo qualche scorta per le feste di paese” sottolinea con un sorriso Angella.
E lo stesso discorso si può applicare a Claudio Bregoli di Careola, che da qualche anno in pensione porta avanti questa attività. “Quest’anno le castagne erano molto belle – ci confida – ed infatti anche la qualità della farina è davvero di alto livello”. Anche in questo caso si parla di produzioni non elevate “poco meno di 200 kg ottenuti da circa nove quintali di castagne raccolte” ma che rappresentano un importante riferimento per il territorio. “Porto avanti il lavoro e la passione che mi ha trasmesso mio padre, valorizzando il castagneto e il gradile di famiglia”. (r.s.)



