Le Porte Sante: dalle ombre e dalle immagini alla verità

GIUBILEO DELLA SPERANZA. Ogni Porta Santa è più di un monumento, è una soglia viva. A Roma quelle delle basiliche di San Pietro, di San Giovanni, di Santa Maria Maggiore e di San Paolo fuori le Mura

Vaticano, 29 luglio 2025.
Giovani pellegrini attraversano la Porta Santa della Basilica di San Pietro in occasione del Giubileo dei Giovani del luglio scorso (Foto Siciliani – Gennari/SIR)

La porta, per un’abitazione o una stanza, rappresenta quel punto di ingresso, di uscita, di fuga e di rifugio che segna il confine tra diversi mondi: quello noto e quello dell’attesa, il quotidiano e l’intimo, il sacro e il profano. Passare una porta vuol dire cambiare locale, entrare in una casa, abbandonare ciò che c’era prima per aprirsi a quello che si troverà dopo.
Ogni popolo ha percepito la porta come segno di passaggio, di rinascita, di iniziazione. La porta è dunque modello che attraversa le epoche e parla ancora oggi, quando il varco diventa metafora per una ricerca interiore o un nuovo inizio. In questa lunga storia di simboli si inseriscono anche le porte sante, aperte dalla Chiesa negli anni giubilari e segno di grazia e rinnovamento.

Il significato delle porte sante va oltre il rito:
racchiudono un dialogo millenario di fede, arte e cultura

Papa Paolo VI apre la Porta Santa: è il 24 dicembre 1974

Segno di indulgenza giubilare, ottenuta allontanando il peccato dal proprio animo, confessando i propri peccati, ricevendo la S. Comunione, rinnovando la professione di fede e pregando secondo le intenzioni del Papa. Ma il significato delle porte sante va oltre il rito: racchiudono un dialogo millenario di fede, arte e cultura, una tradizione che ha modellato l’immaginario di Roma e la memoria dell’occidente.
Dalla solennità dei bronzi alla forza delle architetture, le porte sante parlano della tensione dell’uomo verso “l’oltre” e del desiderio di un passaggio che non è solo fisico ma anche interiore.
Gesù nel Vangelo ci invita a “sforzarci” di entrare per la porta “stretta”. Non un ammonimento ma un invito per riconoscere che ogni varco autentico richiede impegno, coscienza, libertà. È in questo orizzonte che la porta santa diventa simbolo universale: soglia da attraversare con mente e cuore ma anche testimonianza viva di un’eredità artistica e spirituale che unisce secoli e popoli.

Giubileo Misericordia: chiusura Porta Santa
Vaticano, 20 novembre 2016. Papa Francesco chiude la Porta Santa della Basilica di San Pietro a conclusione del Giubileo della Misericordia.

Momento di grande rinnovamento di questa tradizione fu il Giubileo della Misericordia, indetto da papa Francesco nel 2015, quando il Pontefice permise che si aprissero porte sante non solo a Roma ma anche in ogni diocesi del mondo.
Fu un invito a riscoprire il perdono come momento di esperienza di amore del Padre ma anche segno concreto di quella Chiesa “in uscita”, che accoglie e si fa prossima. Nei giubilei ordinari è invece Roma ad accogliere i fedeli che si fanno pellegrini alle quattro basiliche papali, dove vengono aperte le porte sante giubilari, veri capolavori di arte e simbolo.
La porta santa di San Pietro, la più celebre, è posta sul lato destro dell’atrio della basilica vaticana. Realizzata per l’anno santo del 1950 da Vico Consorti, con 16 formelle in bronzo (fuso presso la fonderia Marinelli di Firenze) che narrano il cammino della salvezza e 12 pannelli che contengono gli stemmi dei papi che hanno celebrato il giubileo, fu restaurata al termine del giubileo del 1975 dall’artista marchigiano Antonio Galeazzi che curò la nuova sistemazione dei battenti e delle cornici marmoree.
Fino ad allora il rito di apertura della porta santa prevedeva l’abbattimento “in diretta” di un muro di chiusura ma, in occasione dell’apertura di quello stesso giubileo, caddero dei calcinacci che per poco non colpirono il Papa e si optò per modificare la porta apponendole due battenti per aprirla (da quel momento il muro è solo sul retro e abbattuto in precedenza).

Soglia da attraversare con mente e cuore ma anche
testimonianza viva di un’eredità che unisce secoli e popoli

Roma, 29 dicembre 2024: apertura della Porta Santa nella Basilica di Giovanni in Laterano (Foto Siciliani – Gennari/SIR)

Galeazzi fu amico di don Walter Becchetti, storico parroco di Dobbiana, e lo presentò a San Paolo VI come suo padre spirituale. Fu questo un gesto che – sottolinea chi ha conosciuto don Walter – lo riempì di orgoglio mentre oggi restituisce un tocco umano e affettuoso a un’opera tanto solenne.
È un dettaglio che intreccia la grande storia con la vita semplice di un prete di Lunigiana, a conferma che la fede, come l’arte, nasce sempre da relazioni vive.
Altra porta santa si trova nella Basilica di San Giovanni in Laterano, madre di tutte le chiese del mondo. È questo un portale bronzeo, realizzato nella Cattedrale di Roma per il giubileo del 2000, nel quale è raffigurato Gesù Crocifisso, circondato da 9 stelle, e inglobata ad esso la Vergine con in braccio il Bambino benedicente mentre l’opera è conclusa dallo stemma di San Giovanni Paolo II.
Sul colle Esquilino, nella zona di Roma Termini, si trova invece la porta santa della Basilica di Santa Maria Maggiore, presso la prima basilica dedicata alla maternità di Maria in Occidente. Questa porta è opera dello scultore bolognese Mattei e fu donata dall’Ordine del Santo Sepolcro e benedetta da Papa Wojtyla nel 2001. Al suo centro si trova Cristo Risorto – ad immagine dell’uomo della Sindone, che appare a Maria, la Salus Populi Romani, venerata in quella Chiesa. Nella parte superiore sono raffigurate l’Annunciazione e la Pentecoste. In basso sono ricordati il Concilio di Efeso che dichiarò Maria “Madre di Dio” e il Concilio Vaticano II che la definì anche Madre della Chiesa.

Roma, 5 gennaio 2025: l’apertura della Porta Santa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura (Foto Vatican Media/SIR)

In alto ancora troviamo lo stemma di Giovanni Paolo II mentre in basso ci sono quello del card. Carlo Furno (arciprete della Basilica al tempo dell’edificazione della porta) e quello dell’ordine del Santo Sepolcro. In questa Basilica inoltre riposa anche papa Francesco, mancato proprio durante il giubileo ancora in corso.
Ma per molti lunigianesi Santa Maria Maggiore è un po’ la “loro” basilica. Nei suoi pressi infatti si snoda via Giolitti dove si trovavano i banchi dei nostri conterranei succisani che, tra fatica e speranza, portarono nel cuore di Roma la dignità del lavoro e la fede delle origini, divenendo anche famosi come “venditori di margarina”.
Infine l’ultima porta santa si trova nella basilica di San Paolo fuori le Mura, luogo imponente e silenzioso che sorge lungo viale Colombo, là dove il caos della città inizia a far volgere all’idea del mare. La Porta Santa di questa Basilica, realizzata per il giubileo del 2000 da Enrico Manfrini, può essere divisa in tre momenti: il Cristo che attende l’umanità e viene immolato sulla croce, la scena della Pentecoste e del martirio di San Paolo, la Risurrezione di Gesù e la misericordia di Dio, raffigurata con le parabole del figliol prodigo e del Buon Samaritano.
Da questa Basilica il respiro si fa ampio: lo sguardo spazia verso l’orizzonte, come a ricordare che ogni passaggio conduce a un altrove mentre nelle vicinanze sorgono il quartiere dell’EUR e il famoso Forte Ostiense, luoghi lungimiranti per la storia del nostro paese. Ogni Porta Santa dunque è più di un monumento.
È una soglia viva, dove il bronzo incontra la memoria e l’arte si fa linguaggio cristiano di trascendenza. Attraversare ognuna di queste porte significa superare il valore del limite e osservare la bellezza del passaggio, perché è solo oltre la soglia che si intravede la luce dell’infinito: “ex umbris et imaginibus in veritatem” – dalle ombre e dalle immagini alla verità.

Fabio Venturini