Andrea, il primo  chiamato da Gesù

Verso il Santo che si festeggia il 30 novembre una devozione in tutta la diocesi. L’esempio del Duomo di Carrara

Particolare della scultura raffigurante Sant’Andrea, opera di Andrea di Francesco Guardi (XV sec.) nel Duomo di Carrara

La festa liturgica di Sant’Andrea Apostolo coincide, nella tradizione popolare soprattutto contadina, con l’arrivo della fase più fredda dell’inverno.
Non si contano detti e proverbi che ci ricordano come, nel periodo di passaggio tra novembre e dicembre, si registri l’entrata di quella stagione più rigida dell’anno che ci accompagnerà almeno per i successivi tre mesi. Anche questo testimonia la diffusione e il radicamento della devozione al fratello di Pietro (entrambi pescatori, primi degli Apostoli scelti da Gesù), che sarebbe stato crocifisso a Patrasso il 30 novembre dell’anno 60.
Una diffusione testimoniata anche nel territorio dell’antica diocesi di Luni, in particolare a Sarzana dove, fin da epoche remote sorgeva la chiesa di Sant’Andrea, poi divenuta Pieve alla metà del XII secolo e ancora oggi parte della comunità cittadina lungo la centrale via Mazzini.
Numerose sono le chiese parrocchiali nel territorio della diocesi di Massa Carrara – Pontremoli che conservano l’intitolazione a Sant’Andrea: Gabbiana e Lusana (Bagnone), Ugliancaldo (Casola in L.), Vinca e Debicò (Fivizzano), Scorcetoli (Filattiera)… E due pievi che testimoniano quanto sia radicata nel tempo la devozione al Santo: sono quella di “castello” a Montedivalli, in val di Vara ma nel territorio comunale di Podenzana e quella, urbana, di Carrara.

Panorama di Scorcetoli
Panorama di Scorcetoli

Quest’ultima è il Duomo della città del marmo, conosciuta da tutti per essere stata costruita con il prezioso materiale che le conferisce grande aulicità e per conservare, al proprio interno, opere d’arte che hanno ben pochi confronti nel territorio.
La presenza di una pieve intitolata a Sant’Andrea nella campagna dove poi sarebbe sorto il primo insediamento di quella che si sarebbe sviluppata nella città, risale ad epoche ben precedenti la prima citazione del 1099; è stato infatti ipotizzato che nel territorio fosse presente un edificio religioso legato a Luni, una chiesa battesimale esistente forse già nel V-VI secolo, l’evoluzione della quale avrebbe poi dato origine all’edificio che oggi possiamo ammirare.

Il dossale dell’antico altare del Duomo di Carrara, realizzato da Andrea di Francesco Guardi alla metà del XV secolo

L’interno mostra un numero così importante di opere d’arte di grande pregio che non è possibile nemmeno citarle tutte; ma, in riferimento alla festa liturgica di Sant’Andrea è utile ricordare la figura del santo che compare, ad esempio, tra gli elementi dell’altare maggiore in marmo smembrato e tolto dalla posizione originaria poco dopo la metà del Seicento per essere addossa to alla parete della navata sinistra.
Un’opera mirabile, realizzata da Andrea di Francesco Guardi negli anni Sessanta del Quattrocento: cinque sculture raffigurano la Madonna col Bambino seduta al centro della scena: subito accanto a lei sono collocati San Giovanni Battista e lo stesso Sant’Andrea, mentre alle due estremità compaiono San Pietro e San Paolo.
Sant’Andrea (come San Giovanni Battista) è collocato all’interno di una nicchia, raffigurato nelle vesti di apostolo: con la mano destra sostiene una croce mentre nella sinistra stringe il libro. Difficile oggi immaginare la solennità di quell’altare che per due secoli campeggiava nel presbiterio: come ricorda Caterina Rapetti (“Storie di marmo”, Electa 1998) “le figure emergevano ad altorilievo, come attestano due elementi pervenutici, entro nicchie culminanti in una valva di conchiglia, e alternate a colonne tortili di cui permangono in basso elementi dei plinti”.
L’altare, realizzato dall’artista fiorentino, venne consacrato solennemente solo alcuni anni dopo, il 3 maggio 1490. Come anticipato, “il dossale viene smembrato alla metà del XVII secolo quando, nel 1658, rivelatasi insufficiente la chiesa, vengono attuate trasformazioni che portano anche alla demolizione del coro”.

Paolo Bissoli