A Codiponte prima edizione del convegno “Sguardo sul Medioevo”

Sabato 15 novembre, poco fuori la caratteristica Pieve romanica, la frazione altomedievale di Codiponte ha ospitato per la prima volta una giornata di studi che, presenti le istituzioni, ha parlato alla popolazione locale delle origini della Lunigiana.
Il convegno aveva titolo “Sguardo sul Medioevo”, e gli interventi degli specialisti – alcuni lunigianesi, altri venuti dalla non lontana Università di Pisa – hanno coperto uno specchio storico decisamente vasto, dalla fine del vecchio Impero Romano fino al XII secolo.
Ampia è anche l’area geografica che si è scelto di affrontare, la quale oltre alle terre che ruotavano intorno all’eponima Luni ha accolto in parte anche la confinante Garfagnana, di cui si è occupato il seminario dedicato alla pieve di Gallicano (Antonio Fornaciari). Apprezzabile la scelta di accostare approcci scientifici diversi, come l’archeologia (Federico Franceschi) e la storia politica (Enrica Salvatori).
L’alternanza dei diversi temi ha vivacizzato l’immagine complessiva, che ha comunque trovato nella dimensione, senz’altro immancabile, della Pieve medievale un filo conduttore quasi sempre presente. Tutti gli interventi si sono distinti per ampiezza di informazione e rigore di metodo.
Così quello di Mario Nobili, già medievista a Pisa, che ha parlato del tema “I Vescovi, l’Ordinamento pubblico, lo sviluppo Signorile nel contesto del sistema di organizzazione della cura d’anime per pievi nella diocesi di Luni. Secoli X-XII”. Il contributo muoveva infatti da un’attenta disamina delle lezioni dei medievisti pisani maestri del relatore, i quali – primo di tutti Cinzio Violante (1921-2001) – hanno fissato le categorie di riferimento negli studi della complessa trama di relazioni tra monasteri, diocesi e signorie locali.
Dallo stesso ateneo proviene anche Enrica Salvatori, che ha riferito sulla simbologia del potere costruita dai vescovi medievali di Luni.
Un tema di prim’ordine per lo studio della comunicazione politica e dei rapporti di forza tra figure pubbliche, e che di per sé ovviamente si applica a qualunque società umana.
Attraverso l’erudito spoglio di episodi della biografia di Pietro, il vescovo lunense (1178-90) che ricevette il titolo di conte, si è riflettuto su come particolari apparentemente aneddotici – ad esempio le minuziose disposizioni che Pietro diede al suo capocuoco – contribuiscano alla promozione di un’immagine di potere che in parte passa attraverso l’ostentazione del lusso.
Particolarmente illustrativo al riguardo è stato anche l’esempio di Enrico da Fucecchio, il vescovo che un secolo dopo, nel 1279, togliendo ai Malaspina la fortezza della Brina presso Falcinello ne sancì la presa di possesso con un cerimoniale pubblico di una certa appariscenza, e che a ben vedere tradiva da parte di Enrico il bisogno di rivendicare un’acquisizione in realtà abbastanza malsicura.
Su questi toni l’approfondimento della professoressa ha concluso una giornata culturale sicuramente proficua per il comune di Casola. Il convegno si propone una continuazione negli anni a venire: in tal caso, potrà essere un modo per diffondere tra la gente la coscienza che anche questa regione merita gli onori della storiografia accademica, e da qui, forse, diffondere anche un certo sentimento di orgoglio per questi remoti borghi troppo spesso vilipesi.

Aspetti civili e religiosi della “Età di mezzo”

Al Convegno hanno portato i saluti don Massimo Radaelli, il sindaco Mattia Leonardi, e l’ospitante Patrik Azzi presidente della Croce Bianca. L’arch. Stefano Calabretta ha tenuto a sottolineare l’importanza della ricerca con la quale conoscere l’evolversi della storia anche attraverso i ritrovamenti di reperti, strutture e resti cimiteriali.
Si sono susseguiti vari interventi dal sistema di viabilità e commercio di Fabio Baroni al rapporto dialettico tra Pievi e Monasteri di Franco Bonatti. Il tema ha trovato un approfondimento da parte di Massimo Dadà sui percorsi impervi tra i monasteri altomedievali della Lunigiana.
Anna De Falco è intervenuta sull’evoluzione dell’uso delle catene negli edifici storici facendo specifico riferimento alla Pieve di Codiponte, mentre Federico Franceschi ha citato uno studio sull’evoluzione dell’architettura portando l’esempio di una ricerca su Giucano Fosdinovo, appartenente un tempo ai territori della Pieve di Santa Maria di Sarzana.

Davide Lombardi